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mercoledì 19 ottobre 2011

Estasi e follia nello sciamanesimo celtico


Il personaggio oggi noto come Merlino, assume, in realtà, differenti nomi e aspetti nel corso dei secoli e nelle varie leggende, ma l’archetipo del bardo, veggente e druido in preda alla Follia Profetica, a causa della quale è costretto a vivere nel folto dei boschi come Uomo Silvestre, è il medesimo ed è ampiamente riconoscibile in ognuna di esse; nelle varie narrazioni, difatti, si nota come egli passi la maggior parte del suo tempo tra le foreste, lontano dalla civiltà e dalla sua caotica nonché superficiale esistenza, trovando così riparo spirituale nell’abbraccio delle fronde degli alberi e nella contemplazione della vita degli animali selvatici. Questo suo profondo attaccamento allo stile di vita selvaggio, i vari tipi di alberi spesso citati, e il rapporto, sia fisico che simbolico, che spesso viene a crearsi tra il Veggente e l'albero stesso, lasciano dedurre che nelle suddette leggende vi sia una qualche reminiscenza dell’antico culto arboreo dell’era pre-cristiana.
Un personaggio leggendario che viene solitamente affiancato alla figura del nostro Merlino è Lailoken. Nel testo gallese Cyfoesi Myrddin a Gwenddydd ei Chwaer (La conversazione di Merlino e di sua sorella Gwendydd), Gwenddydd si riferisce a Merlino con il nome di Llallawg e il suo diminutivo Llallogan. Anche A.O.H. Jarman, un eminente studioso di antica letteratura gallese e della figura di Artù in particolare, associa Llallogan ~ Laloiken con l’originario personaggio di Myrddin Wyllt  (in inglese Merlin the Wild, "Merlino il selvaggio" che compare in Vita Merlini di Geoffrey of Monmouth nel 1148-1150 c.a., il seguito della sua Prophetia Merlini) e che diede la nascita al personaggio arturiano di Merlino. In una storia più tarda del XV secolo, Lailoken and Kentigern, troviamo la frase: “…alcuni dicono che fu chiamato Merlino”. Più tardi il Libro Nero di Carmarthen (c.a. 1250) ci riporta anch’esso parti della leggenda di Myrddin Wyllt.
Myrddin Wyllt è uno dei possibili volti dell'Uomo Selvaggio. Costui era figlio di un uomo di nome Morfryn, e soffriva di stati alterni di pazzia che, infine, lo costrinsero ad una solitaria vita nei boschi. Nel testo si accenna al fatto che avesse il dono della profezia, la quale si manifestava, però, solamente durante i rari momenti di sanità mentale. In questa narrazione, la presenza di alberi viene in verità citata dalla sorella di Myrddin, Gwendydd, la quale possiede a sua volta il dono della veggenza, ma è il fratello che aiuta la fanciulla nell'interpretazione dei suoi sogni profetici. Cosa che lo rende indiscutibilmente legato alla Conoscenza arborea.
Secondo Jean Markale vi è, altresì, una possibile connessione tra il personaggio di Merlino e quello di Gwydion, l'Incantatore figlio della Dea Don e nipote di re Math, presente nelle leggende gallesi del Mabinogion. Entrambi, difatti, sono legati alla magia della foresta, in quanto Gwydion durante la battaglia mitologica raccontata nel Libro di Taliesin e chiamata Cad Goddeu, "Battaglia degli Alberi", è colui che trasforma i britannici in alberi e arbusti. Inoltre, pare che il suo nome derivi dalla radice "gwydd", o "wydd", che significherebbe bosco. Ambedue esperti di incanti e illusioni, e ambedue profondamente legati alla vita selvatica, dal momento che Gwydion stesso venne trasformato da Math in tre diversi animali, in seguito ad una punizione.
A sua volta, nel nome di Merlino si scorge la familiarità con il mondo selvatico dei boschi e delle foreste; sempre secondo Markale, è possibile accostare il suo nome con la parola inglese del XII secolo "merilun", ovvero "merlin" in inglese moderno, che significa "smeriglio", qualità di falcone molto nota a quell'epoca. Propone, inoltre, un accostamento con il francese "merle", ovvero "merlo", ponendolo in questo caso come aggettivo, a causa del carattere tipicamente sbeffeggiatore e impertinente del Merlino Incantatore delle saghe arturiane.
Ad ogni modo, nei suoi vari aspetti e comportamenti, scorgiamo in Merlino il volto solenne dello Sciamano, del Druido, di colui che possiede la Scienza degli Alberi, il quale intraprende il proprio Viaggio Estatico attraverso la fusione dell'Anima e del Sé con l'essenza degli alberi a cui si rivolge, o dentro a cui vive, protetto da occhi indegni nell'imperscrutabilità della propria cristallina torre, che altri non è se non il Nemeton, la Sacra Radura pregna di magia divina.
Nel suo Vita Merlini, Geoffrey of Monmouth narra di come Merlino, in preda alla follia, corra a nascondersi tra i frassini, dove darà inizio alla sua esistenza di uomo selvaggio, nutrendosi di bacche e radici, e comportandosi come se fosse un animale. Nel corso della storia, lo si può osservare mentre va a rifugiarsi all’ombra di alcune querce, sfuggendo così ad un viandante che l’aveva casualmente scorto per via dei suoi canti e lamenti. Infine, un inviato della sorella, avente il compito di ritrovarlo e di ricondurlo a casa, lo trova beatamente adagiato sotto ad un nocciolo, nei pressi di una sorgente. Analizzando brevemente le varie simbologie di questi tre alberi, si può azzardare l’ipotesi di un Percorso Iniziatico basato sugli insegnamenti profondi del Frassino, della Quercia e del Nocciolo.
Il Frassino è l’albero degli Inizi e della Vita, fonte di saggezza cosmica, connesso alle acque ed alla femminea Luna, ma anche al Sole e quindi al lato maschile, e avente la capacità di apportare equilibrio interiore, guarigione sia fisica che spirituale, e di favorire la rinascita. Nella mitologia nordica, l’Yggdrasil, il Frassino del Mondo, veniva raffigurato come un albero immenso, i cui rami si snodavano verso l’immensità del cielo, mentre le radici scendevano nelle oscurità degl’Inferi, in modo da sostenere e rigenerare l’universo; questa visione potrebbe stare ad indicare una connessione spirituale da parte di quest’albero tra il piano materiale, o della mente, e quello dell’anima, dal quale prende nutrimento. È perciò evidente, in questo caso, il suo ruolo di “ponte” tra la mente di Merlino e la sua anima antica, portandolo così ad avere visioni ed estasi che ad occhi profani possono apparire come mera pazzia.
Volgendo lo sguardo verso la simbologia della Quercia, notiamo come anch'essa venisse considerata una sorta di "porta" d'accesso ai Mondi, e come in molte tradizioni fosse tenuta in grande considerazione quale albero oracolare. L'essenza spirituale della Quercia possiede la capacità di apportare grande forza interiore, atta a governare sé stessi, e donando così equilibrio e vigore sia fisico che psicologico; tutte qualità che al Merlino in preda alla Follia giungono come un corroborante elisir, in grado di concedergli la fermezza e la lucidità necessarie alla comprensione personale dei propri vaticini. Inoltre, la Quercia è anche un albero guerriero, che dona protezione e stabilità, che risveglia la nostra parte più forte e combattiva, e che ci infonde coraggio, energia vitale e ispirazione.
Ma è il Nocciolo che vede il cambiamento finale di Merlino, quello che lo porterà a seguire il suddetto inviato della sorella per fare temporaneamente ritorno tra la gente comune. Qui Merlino appare più sereno, meno selvaggio, la sua Follia si è un poco placata, o meglio equilibrata, e lo si ode cantare una sorta di preghiera, una riflessione sulla natura delle stagioni e sulla relativa rigidità dell'inverno. Quest'albero, infatti, è da sempre l'emblema della Conoscenza profonda, della Saggezza e dell'Ispirazione proveniente direttamente dagli Dei. La sua aura "rinfrescante" e giovanile è in grado di connettere la mente con quella parte dell'anima innocente e luminosa, chiamata "bambino interiore", in grado di riconoscere la vera Magia che si cela oltre la materia. Il Nocciolo è particolarmente legato alle acque, ed è perciò interessante notare la presenza del ruscello al fianco di Merlino, simbolo di guarigione fisica, mentale e spirituale, ma soprattutto ennesima simbologia di un "varco" che collega il mondo umano con quello Divino, quale è l'acqua nella tradizione celtica. Forse, in questo caso, il Nocciolo potrebbe rappresentare l'avvicinarsi della meta finale del Percorso del profeta.
Un altro dei possibili volti di Merlino lo troviamo nel personaggio di Myrddin il Bardo, poeta gallese che ci parla in prima persona nelle poesie a lui attribuite. Anch'egli, come il Merlino di Geoffrey di Monmouth, viene visto come un "uomo selvaggio", un "folle", che ama profetizzare nella quiete delle foreste. Nella poesia dei Meli, lo vediamo rivolgersi a questi alberi come se parlasse a delle persone, quasi ad indicare quanto fosse integrato nel suo ruolo di Uomo dei Boschi, e il fatto che ormai appartenesse ad un mondo al di fuori di questo. Questo suo comportamento riporta alla mente le trance degli sciamani, i quali, durante le loro estasi, sono in grado di visitare mondi ritenuti al di sopra di quello ordinario. Il Melo, secondo la tradizione, è l'albero fatato per eccellenza, Iniziatore e dispensatore di Saggezza e Conoscenza, i cui frutti racchiudono la simbologia dell'Altro Mondo. Nella mitica Asgard, città degli Dei della mitologia norvegese, vi erano delle mele magiche che donavano l'eterna giovinezza, e questo ci riporta al concetto di Bambino Interiore, sempiternamente puro e limpido. Il Melo è inoltre l'albero sacro dell'Isola di Avalon, terra di incanti e guarigioni spirituali, nonché dimora di splendide Donne conoscitrici dei Misteri universali. Senza dimenticare il frutto proibito della biblica vicenda di Adamo ed Eva, il quale concedeva la Sapienza di Dio. Esso dona la Vita, la Rinascita, il "furor poeticus", ovvero l'Ispirazione del poeta portata dalle Muse. E, nuovamente, troviamo in esso la capacità di connettere il veggente con gli ancestrali Mondi dello spirito.
In un'altra poesia, vediamo Myrddin dialogare con un piccolo maiale, più probabilmente un cinghialotto, animale sacro ai Celti che ben rappresenta lo stato interiore selvaggio del Bardo, e la sua connessione con il volto divino della natura.
Merlino è stato associato anche alla figura di Suibhne, un re e poeta che governò Dalraidhe (da non confondere con Dál Riata, latinizzata in
Dalriada), un regno del popolo dei Cruithne, nel nord-est dell'Irlanda del I millennio, incentrato sulle coste settentrionali di Lough Neagh, nell'Antrim, e che sembra corrispondere alle Robogdii menzionate da Tolomeo nella sua Geografia. Un giorno Suibhne, dopo essere stato maledetto da San Ronan, alla vista della carneficina avvenuta durante una battaglia impazzì e visse a lungo nelle foreste dormendo sugli alberi. Indossava un mantello di piume ed era in grado di passare dalla cima di un albero a quella di un altro volando. Durante questi periodi di follia ispirata fece delle profezie che in seguito si rivelarono vere. Una volta ebbe uno scontro con la strega del mulino, che cadde a terra morta quando non riuscì a reagire a un poderoso salto da lui compiuto. Diverse volte gli amici lo incontrarono e cercarono di convincerlo a tornare a casa, ma ogni volta capitava qualcosa che lo riportava indietro nella sua follia. Alla fine trovò la morte in una maniera inconsueta: un cuoco del monastero dove il confidente di Suibhne, San Molling, lo aveva invitato a cena, divenne geloso per le attenzioni che sua moglie prestava al folle esiliato e lo trafisse con una lancia.
Questa storia, che
risale al X-XII secolo, modellata su una tradizione precedente di cui si conservano echi nel
Libro di Aicill e negli Anecdota di S. Molling, rivela molti aspetti dello sciamanesimo celtico. Quando è in preda alla follia o ispirato, Suibhne compone poesie, vola come un uccello e pronuncia profezie: tutte e tre le discipline sono comuni agli sciamani del mondo intero. La sfida con la strega del mulino è, come la gara fra Taliesin e Ceridwen nell’assumere forme diverse di animali, un modo di descrivere l’iniziazione sciamanica e ricorda vari racconti di lotte fra diversi “stregoni” nello sciamanesimo del Sud America. Il soprannome di Geilt, dato a Suibhne, viene solitamente impiegato per indicare un matto; non è altro che l’equivalente irlandese del gallico Gwylt, che significa selvaggio. È più che probabile che la parola geilt o gwelt sia la traduzione in celtico della parola “sciamano”: un folle ispirato che vola, è in grado di predire il futuro e vive in stretta comunione con il mondo animale.
Le leggende di Suibhne Geilt in Irlanda e Laloken in Scozia appaiono, in realtà, molto simili al resoconto della Vita Merlini. Suibhne in particolare descrive i suoi stretti rapporti col mondo animale e vegetale, che gli ispira lodi alla bellezza degli alberi e della natura, alla freschezza delle acque, ed alla grazia degli animali. Le sue odi sono dedicate a querce, ontani, salici e betulle, tutti ritenuti in grado di avvicinare l'essere umano alla divinità, e ad altri numerosi alberi e arbusti che si ritrovano senza difficoltà nella vasta simbologia celtica. Possiamo notare come la sua follia sia più gioiosa, più armoniosa, rispetto a quella del Merlino presentato da Geoffrey, nonostante anch'egli soffra dinanzi ai rigori invernali. Un attento esame va tuttavia rivolto verso l'albero in cui egli pare abbia scelto di dimorare dopo aver rinunciato alla vita con gli esseri umani, ovvero il Tasso. Le antiche tribù teutoniche dedicarono a questo maestoso albero la tredicesima runa, Eiwaz o Ihwaz, che rappresenterebbe sia la Morte che la Rinascita. Secondo Graves, il Tasso è associabile al Solstizio d'Inverno, momento dell'anno in cui il Sole muore e contemporaneamente rinasce a nuova vita. Simbologia perfetta per il caso di Suibhne, che muore come essere umano per rinascere come Uomo Selvatico. Tra le popolazioni indoeuropee, è uso comune dipingersi sulla fronte un piccolo punto colorato, chiamato bindhi, simboleggiante il Terzo Occhio, grazie al quale si possono ottenere stati di coscienza elevati. Nella cultura celtica il Tasso possedeva il ruolo di legno principale per l'intaglio delle rune ogamiche, poiché portatore di Conoscenza superiore. Suibhne potrebbe aver scelto quest’albero per favorire lo sviluppo e l’accrescimento del suo stato di folle veggente

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews
http://sacerdotessediavalon.forumcommunity.net/?t=39927765

lunedì 14 marzo 2011

Animali di potere


May the Power of the Raven be thine; 
May the power of the Falcon be thine; 
May the power of the Eagle be thine; 
May the power of the flying ones be thine, the blessing of the flying ones.

May the power of the Deer be thine; 
May the power of the Elk be thine; 
May the power of the Wild Steed be thine; 
May the power of the running ones be thine, the blessing of the running ones...

May the power of the Wolf be thine;
May the power of the Bear be thine;
May the power of the Wild Cat be thine;
Power of the hunting ones be thine, the blessing of the hunting ones...

May the power of the Dolphin be thine;
May the power of the Whale be thine;
May the power of the Salmon be thine;
May the power of the swimming ones be thine, the blessing of the swimming ones...

Blessings of the Animals
di Lisa Thiel

Oltre all’animale totem, che può rimanere con voi per tutta la vita o almeno per un lungo periodo di tempo, talvolta entrerete in contatto con vari animali di potere, che sono simili agli animali totem ma di solito vengono chiamati in circostanze speciali, come durante una crisi, o in occasione di un particolare momento della vita che richiede più energie del solito oppure maggiore abilità o saggezza. È possibile scegliere un animale di potere specifico a seconda delle sue caratteristiche innate. A differenza delle bestie totem, gli animali del potere non vi rappresentano né presso gli antenati né presso gli déi.
Nella letteratura relativa allo sciamanesimo, il concetto dell’animale che aiuta compare continuamente e in ogni caso lo sciamano possiede una guida interiore non fisica di forma animale che gli dà forza, abilità intuitiva e capacità di comprendere gli eventi da un punto di vista diverso. Talvolta, all’animale viene richiesta la velocità, la forza e la resistenza, oltre all’acutezza dei sensi; in altri casi, gli animali possono rivelare allo sciamano dettagli che da soli farebbero fatica a scoprire.
Un tempo l’umanità e il regno animale avevano un rapporto più stretto rispetto a ora e ciò permetteva una migliore comunicazione tra la specie (per inciso, lo stesso si può dire degli animali e degli esseri dell’altro mondo), ma poi si è verificato un graduale allontanamento e la distanza tra le specie è diventata pressoché incolmabile.
Gli sciamani, invece, hanno tenuto aperte le vie della comunicazione grazie alle creature interiori che prendono forma di animali, pesci o uccelli e hanno imparato ad acquisire le capacità e talvolta le forme delle creature, prendendo a prestito la loro forza, la velocità, l’astuzia, l’acutezza della loro vista e sfruttandole nella vita quotidiana e nella pratica sciamanica.
In ogni caso è lo spirito della creatura che viene contattato, probabilmente “l’anima gruppo”, cioè lo spirito che rappresenta tutti gli individui della specie in questione.
Molti eroi celtici erano dotati di poteri derivanti dai loro totem personali: la lungimiranza, la precognizione, la forza fisica fuori dal comune, venivano considerate un dono delle bestie totem o degli animali guida, che spesso erano venuti al mondo nello stesso giorno in cui era nato l’eroe. L’eroe irlandese Cuchulainn, per esempio, aveva un rapporto straordinario con una cavalla che aveva figliato nello stesso giorno della sua nascita.
Si possono citare moltissimi altri esempi di animali guida nella mitologia celtica, in particolare il caso del bardo sciamano Taliesin, che durante la sua iniziazione venne trasformato in varie creature e da ognuna di esse imparò qualcosa di prezioso. Nella storia di Culhwch e Olwen, della tradizione gallese, l’eroe viene assistito nella sua missione da diverse creature magiche, una più vecchia dell’altra, che lo aiutano a liberare il dio-bambino Mabon (vedere Matthews, Mabon and the Mysteries of Britain).
Si possono imparare molte cose utili da storie di questo genere: nel primo caso vediamo lo sciamano entrare in relazione simbiotica con l’animale, l’uccello o il pesce, e ognuno di essi lo presenta al successivo, mentre nel secondo caso l’eroe viene aiutato da alcune creature dell’aldilà, anche in questo caso animali, uccelli o pesci, a liberare colui che vediamo, a un livello di lettura superficiale, come il bambino imprigionato.
È importante anche ricordare che non stiamo parlando di visualizzazioni o di riproduzioni in cartone, perché all’interno del loro mondo queste creature hanno tutte le qualità degli animali reali. Gli animali di potere sono dotati di tutte le caratteristiche dei loro parenti del mondo fisico e hanno gli stessi schemi comportamentali della loro specie; l’unica differenza sta nel fatto che sono in grado di rapportarsi al loro compagno umano a un livello molto più profondo e con maggiore affinità di quanto accade normalmente anche nella più stretta relazione padrone-animale. Ed è proprio questo legame speciale che permette allo sciamano di imparare molte cose del suo animale, a un livello eccezionalmente profondo.
L’abilità dello sciamano di assumere la forma di un animale, un uccello o un pesce, e anche di trasformarsi in oggetti apparentemente non-senzienti, come spade, corde d’arpa o pietre, rappresenta una parte integrante delle pratiche sciamaniche native. I sensi eccezionalmente sviluppati delle creature selvatiche rivestono un’importanza enorme per tutti coloro che cercano di seguire il sentiero dello sciamano, e quindi gli sciamani assumono spesso la forma di animali di potere, oppure ne utilizzano le qualità per migliorare e potenziale le loro pratiche.
Le energie di tutte le creature sono già presenti in ognuno di noi: dobbiamo semplicemente risvegliarle operando con gli animali di potere che rappresentano, a seconda dei casi, la velocità e la grazia, la bellezza e la delicatezza, la forza, il potere, ecc…
La trasformazione finale di Taliesin simboleggia una rinascita e in effetti tutti gli esercizi di cambiamento di forma rappresentano un continuo risveglio del nostro potenziale. Se non riuscite a trovare il vostro animale di potere dovreste ridiscendere l’albero e chiedere alla vostra bestia totem di trovarlo per voi. Ben presto vi comparirà dinanzi e potreste rimanere molto sorpresi perché a volte si tratta della creatura più inaspettata, anche se solitamente è quella che avete richiesto senza nemmeno rendervene conto.
In uno dei suoi poemi più belli, Taliesin dice:

Sono stato scrofa, sono stato cervo,
sono stato salvia, sono stato muso,
sono stato corno, sono stato cinghiale,
sono stato grido di battaglia,
sono stato torrente zampillante,
sono stato onda sulla lunga spiaggia.
Sono stato pioggia gentile.
Sono stato gatto maculato su un albero biforcuto.
Sono stato cerchio, sono stato testa,
sono stato capra in un cespuglio di sambuco.


In questo poema è racchiuso uno dei concetti più importanti per comprendere lo scopo della trasformazione: ovviamente essa non implica un cambiamento di forma fisica, ma piuttosto un processo di identificazione con la creatura in questione. In poche parole, la trasformazione dà una consapevolezza sempre più profonda del mondo intorno a voi; identificandovi con un animale, un uccello o un pesce (oppure con le piante e con gli elementi) a livello profondo, riuscirete ad avere una conoscenza del totem che nessuno studio e nessuna osservazione potrebbero fornirvi.
Il fatto di “cambiare la vostra forma” vi darà un senso di distacco, di allontanamento da voi stessi, cioè una nuova prospettiva di imparare una delle lezioni fondamentali dello sciamanesimo.

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

Gli animali totem


Tra coloro che seguono una tradizione sciamanica più o meno ininterrotta, sopravvive ancora la credenza secondo la quale così come tutti nascono con certe doti particolari quali l’abilità di cantare, il talento per la pittura o la scultura, la facilità di apprendere le lingue, ecc., allo stesso modo ognuno è accompagnato da uno spirito fin dalla nascita. Questo essere viene solitamente definito “l’animale totem” e riveste il ruolo di custode e guida sia nella sfera interiore che nel mondo fisico; può prendere la forma di un compagno invisibile oppure di un animale, un uccello o un pesce.
Per fare un esempio più familiare, potremmo paragonare lo spirito guida all’amico invisibile con cui molti bambini conversano abitualmente; e proprio come la maggior parte dei bambini perde il contatto con questo amico invisibile man mano che cresce, così noi dimentichiamo (sempre che l’abbiamo conosciuto) il nostro totem, mentre lo sciamano, almeno in un contesto tribale, impara a conservarne la consapevolezza.
Al giorno d’oggi anche la persona più ignara mantiene almeno un vago ricordo latente di questo animale totem; ricordo che può essere “riattivato senza grosse difficoltà. Il “viaggio” descritto qui di seguito, ideato da Caitlin Matthews, vi aiuterà a scoprire il vostro animale totem.
Dovete fare questo con l’utilizzo di un tamburo.
Se non avete a disposizione qualcuno che lo suoni per voi o una cassetta registrata ci sono dei video dove suonano il tamburo sciamanico su youtube, meglio stare al buio completo, anche con una fascia o un foulard all’altezza degli occhi (se non c’è buio completo io non riesco a viaggiare). Potete rimanere sdraiati o stare seduti comodamente, se temete di addormentarvi stando sdraiati.
Ecco un esempio di tamburo sciamanico su youtube:




Mentre ascoltate i suoni, immaginatevi di scendere da un grosso albero che cresce non solo verso l’alto, ma anche verso il basso, nelle viscere della terra. Quando scendete vi sembrerà che il tronco non finisca mai, ma alla fine raggiungerete un’estremità e vedrete una radura al centro di una foresta. Ai piedi dell’albero è seduto Cernunnos “il mandriano selvaggio”, cioè il guardiano di tutti gli animali; ha delle grosse corna sul capo ed è forte, scuro e potente, ma non ha un aspetto ostile. Quando vi vedrà, colpirà il tronco con una mazza enorme e dalla foresta uscirà un animale che si dirigerà verso di voi. Questa sarà la vostra creatura. Salutatelo calorosamente e danzate con lui, quando vi sentite pronti cominciate a risalire il tronco dell’albero.
Dovreste ripetere questo esercizio tutte le volte che vi sembra necessario, allo scopo di stabilire una relazione interiore veramente solida con il vostro animale totem; ma la cosa più importante è forse il fatto di danzare con l’animale il più spesso possibile, imitandone i movimenti per percepire meglio la sua sottile presenza dentro di voi. Ogni tanto, durante la giornata, dovreste cercare di vedere con gli occhi del vostro animale e di sentire con i suoi sensi, per rendere più potenti i vostri. Anche cantare qualcosa sul vostro animale o per il vostro animale è un’ottima idea e il canto può giungere dalla creatura stessa oppure può essere inventato da voi.
In poco tempo imparerete moltissimo dal vostro compagno interiore, fatevi guidare da lui e dalla sua intelligenza e rimarrete sorpresi di quanto potrà insegnarvi. Le risposte alle vostre domande vi giungeranno spesso in forma di complessi indovinelli, che in molti casi risolverete con una breve meditazione o affidandovi al vostro intuito. Queste risposte rappresentano uno dei modi in cui il totem può aiutarvi quando vi rivolgerete a lui per l’autoguarigione o semplicemente per darvi una mano nei momenti più difficili. Con il passare del tempo potreste avere più di un animale totem, oppure uno soltanto che rimarrà con voi per un periodo più lungo.
Se decidete di portare con voi un amuleto o un simbolo del vostro totem, come una piuma, un osso o un ciuffo di pelliccia, dovreste chiedere il permesso di farlo mentre siete in stato di trance e solitamente vi verrà concesso di portare una di queste cose nella vostra borsa sciamanica. Scoprirete che anche senza fare uno sforzo cosciente per trovare questi oggetti, essi verranno a voi; per esempio, potreste imbattervi in ciò che vi serve mentre fate una passeggiata in campagna, oppure in un mercatino dell’usato. In ogni caso, è importante comprendere il risvolto etico di questi oggetti di origine animale; il fatto di possedere o indossare queste cose non rappresenta necessariamente qualcosa di negativo, mentre è il modo con cui se ne entra in possesso che richiede maggiore considerazione. Infatti, trovare delle piume, dei teschi o delle ossa di animali morti, ovviamente è ben diverso dal mettersi alla ricerca di un animale per ucciderlo. Comunque, se non vi piace l’idea di possedere questo tipo di oggetti, potrete ricorrere ad alternative, come sculture, gioielli o manufatti originali.
Inoltre, potreste arricchire gli oggetti con dei dettagli personali; per esempio, se avete un corvo come totem e una piuma di corvo come simbolo, provate a legare dei ciuffi di lana di pecora alla piuma con un filo rosso. In questo modo avrete un amuleto che include i tre colori sacri, nero, bianco e rosso. Ora meditate su questa idea: il corvo si nutre delle carogne, la pecora rappresenta la madre e l’uno si ciba dell’altra ripulendo il suo corpo morto. Questi elementi si riveleranno un mondo di percezioni che potrà trasformare il modo in cui “sentite” sia ciò che vi circonda che la vostra stessa vita.

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

giovedì 10 marzo 2011

Il centro



Il bardo Taliesin fa riferimento al “grande palo che collega la Terra con il paradiso”; la storia del grande eroe irlandese Cuchulainn racconta che la mentre la sua ultima e più grande battaglia stava finendo male, egli si legò a una pietra monolitica, che rappresenta la spina dorsale centrale della creazione, traendo forza e aiuto da essa. Perciò, quando abbiamo il sostegno del “palo centrale dei cieli” possiamo ricercare all’esterno, in ogni direzione e luogo, qualsiasi qualità che desideriamo ed esso ci permetterà di “vedere” le sue interrelazioni con crescente chiarezza. Joseph Epes Brown dice: “Senza questo rituale che fissa un centro, non vi può essere alcuna circonferenza. Senza un centro e una circonferenza, dove si trova una persona?” (The Roots of Renewal – Le radici del rinnovamento).
Il centro rituale della terra e dello sciamano è anche il vero centro e, per comprendere il vostro posto nell’ordine della creazione, avete bisogno di situarvi al suo centro. Perciò, quando uno sciamano si trova nel punto centrale del cerchio ed è rivolto in una delle direzioni, non vede soltanto la parte di cielo e di terra sopra e sotto e il muro di fronte ai suoi occhi, ma anche le possibilità metafisiche, i rapporti e le correlazioni delle quali è consapevole.
La presa di coscienza del palo centrale dietro di voi rappresenta un aspetto importante dell’orientamento interiore ed è anche molto utile nelle situazioni difficili. Se, per esempio, state affrontando un’avversità di qualsiasi tipo, sia essa fisica o spirituale, potete attingere alla forza d’aiuto del palo. La seguente tecnica si propone sia come esercizio di rafforzamento sia come esempio di come il simbolismo diventi reale quando viene utilizzato in modo corretto.

Esercizio: Il Palo
Immaginate che il palo dei cieli passi attraverso di voi, lungo la vostra colonna vertebrale, dandovi forza e aiuto allo stesso tempo. Potete avvicinarvi a vostro piacimento al potere del palo, che collega la terra e il cielo. Tutti gli sciamani e i loro spiriti si muovono continuamente su e giù per questo palo e pertanto potete invocare svariati tipi di aiuto. Dopo che avrete ottenuto gli spiriti protettori, sarete capaci di chiedere il loro intervento. In questo stadio solitamente è sufficiente essere soltanto consapevoli del sostegno dietro la vostra schiena e della forza in grado di darvi il potere necessario per superare il problema.

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

Il cosmo dello sciamano



9. Tre sono le cose su cui ciascun Viandante dovrebbe riflettere: da dove viene, dove si trova, e dove andrà
(Triadi bardiche di Taliesin Enion Vawr)

Attraverso lo studio della letteratura e dei miti celtici possiamo comprendere alcuni aspetti della cosmologia in ci vivevano gli sciamani: non si discosta molto dalle mappe dell’universo tramandati da altre culture, ma ha in sé un’aura di inconfondibile “celticità”!
Lo sciamano si muove dentro e attraverso un universo a tre livelli: il Mondo Superiore, Il Mondo di Mezzo e il Mondo Inferiore – tutti collegati dal Grande Albero.
Lo sciamano siede al centro, appoggiandosi all’albero stesso che si protende verso l’alto nelle più profonde regioni dello spazio dove le stelle si affollano attorno ai suoi rami, il sole e la luna si alternano nel giorno e nella notte dando vita alle stagioni dell’anno. Attorno ci sono gli otto punti cardinali della ruota sacra: le quattro direzioni nord, est, sud e ovest e i quattro punti che attraversano i quadranti: nord-est, nord-ovest, sud-est e sud-ovest.
Il Mondo di Mezzo si espande in tutte le direzioni dal centro: è il posto dove viviamo e respiriamo, dotato allo stesso tempo di una dimensione ultraterrena. Il Mondo Ultraterreno interpenetra costantemente questo regno, sovrapponendosi in una maniera tale che a volte possiamo passare da una dimensione a un’altra, se abbiamo le chiavi e conosciamo la strada. Da qui gli sciamani iniziano i loro viaggi, sia scalando il tronco verso il Mondo Superiore, sia andando in giù, verso il Mondo Inferiore. Il Mondo Superiore è un luogo abitato da stelle, influenze incrociate e divinità, nel quale si vive il cambiamento di punto focale dei mondi interiore ed esterno. Da esso possiamo vedere tutto il cosmo e muoverci verso l’esterno dentro di esso. Poiché, sebbene l’universo dello sciamano sia abbastanza piccolo da essere racchiuso in una nocciola, è anche più vasto del nostro più grande sforzo di immaginazione.
Sotto sta la Radice dell’Albero, il regno dell’Oltretomba dove gli spiriti della terra e del fuoco si muovono e dove dimora il Signore di questo regno. È anche il regno degli animali e di un dio dalla testa di cervo che sorveglia il Pozzo di Segais, dal quale sgorgano i sette fiumi della vita che attraversano l’Oltretomba e si riversano verso l’alto in un arcobaleno che cresce fino a circondare gli altri mondi. Dietro di esso vi è l’imponente raffigurazione del Dio della Terra, una statua scolpita nella roccia viva. Racchiusi nell’arcobaleno galleggiante, corrono o volano tutti gli animali totem, gli spiriti dell’aria e dell’acqua che lo sciamano invoca. In cima al Mondo Sotterraneo risplendono le stelle della terra, i cristalli che danno potere, illuminano e riflettono le stelle del firmamento. Dall’Oltretomba arrivano gli insegnamenti degli avi, gli antichi fondatori della razza celtica: qui si trova il più profondo substrato della tradizione sciamanica.
I tre mondi, dunque, sono collegati fra loro e vengono percepiti come qualcosa che cresce all’interno del guscio di una nocciola disposta sul bordo del Pozzo di Segais da dove, secondo la tradizione, deriva tutta la conoscenza. Lo sciamano viaggia fino a quel punto alla ricerca della saggezza e della comprensione; lì, dove tutte le forme archetipe devono essere ricercate, ogni cosa è collegata con le altre. Questa è la realtà del mondo-ombra nel quale abitiamo e che contiene i veri aspetti di tutti gli esseri appartenenti al mondo animale, al regno umano e al Mondo Ultraterreno che interagiscono, cambiano e si influenzano l’un l’altro attraverso l’eternità. Qui gli sciamani camminano tra i mondi e nei mondi, penetrando a fondo nel cuore della creazione, scoprendo il posto che loro e le persone che essi aiutano occupano al suo interno.
Gli sciamani percorrono grandi distanze all’interno del tempo e dello spazio. Sono in grado di incontrare una stupefacente varietà di esseri, come animali, uccelli, pesci, déi e persino forze astratte, da cui prendono le informazioni di cui hanno bisogno per guidare, guarire o consigliare se stessi o chi si rivolge a loro. Così, se lo sciamano vuole sapere se è consigliabile tagliare un albero nel proprio giardino, o nel giardino di un proprio assistito, entrerà probabilmente nel regno interiore a livello della terra e, dopo aver incontrato lo spirito dell’albero, potrà esaudire la sua richiesta. Oppure, se gli viene richiesto di guarire, visiterà il luogo interiore dal quale è possibile vedere più chiaramente la natura della malattia e scoprire, attraverso coloro che lo aiutano, il miglior tipo di cura.
Qui anche voi imparerete a viaggiare familiarizzandovi, a lungo andare, con le Terre Multicolori che sono fuori dalla dimensione temporale e spaziale del nostro mondo. Ma prima di poterlo fare, dovrete comprendere l’orientamento sciamanico della vostra dimensione, il Mondo di Mezzo. Ognuno dei punti fissi si correla con quelli del Mondo Ultraterreno e una volta conosciuti a fondo siete liberi di proseguire oltre nel cammino.
Esiste un unico simbolo comune a tutte le tradizioni sciamaniche del mondo, che appare scolpito su pietra in tutti i paesi celtici: la croce celtica, a volte ingrandita fino a diventare una ruota o otto raggi. Quando avrete compreso come si costruisce e quali qualità e corrispondenze si possono porre attorno e all’interno di essa, avrete costruito una solida base dalla quale esplorare sia i mondi superiori sia quelli inferiori.
L’abbondanza di questo simbolo testimonia non solo la sua importanza per i Celti, ma anche il modo in cui l’ordine naturale si riflette in ogni dimensione; è lo schema di base delle quattro direzioni, più quella superiore e inferiore, che insieme costituiscono una mappa applicabile a tutti i mondi. I Celti riconobbero la forma della ruota in molte cose, come fecero molte altre culture antiche. In un recente studio su questo simbolo da fonti archeologiche e mitiche, la studiosa celtica Miranda Green ha catalogato centinaia di esempi in cui la ruota appare. Naturalmente non tutti si possono applicare al presente studio, ma l’importanza di questo simbolo per lo sciamanesimo celtico è indiscutibile.
Si è accertato che la ruota rappresenta quasi sempre l’alternarsi delle stagioni.

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

Lavorare in molti mondi


1. Tre sono le cose che mantengono l'ordine e sistema per ciascuna cosa nel mondo : Numero, Peso e Misura
(Triadi bardiche
di Taliesin Enion Vawr)

Sia attraversato il mare fertile,
fertili siano le montagne allineate.
Allineata sia la foresta piovosa.
Piovoso sia il fiume di cascate.
Di cascate il lago di specchi d’acqua,
di specchi d’acqua la collina di un pozzo

Labor Gabhal

L’orientamento interiore inizia dentro di voi e si manifesta prima di tutto nel mondo in cui vivete. Con il tempo imparerete a viaggiare oltre i confini della coscienza quotidiana, ma ciò non sarà di alcuna utilità finché non metterete in funzione la bussola interiore. Se iniziate a percepire il modo che vi circonda, di fronte e dietro, a destra e sinistra, sopra e sotto, incomincerete a sentire il vostro orientamento. Per esempio, quando camminate tenete la testa inclinata verso terra o all’insù per guardare il cielo? Scrivete con la destra o con la sinistra, o siete ambidestri? Siete in grado di guardare soltanto davanti a voi oppure riuscite a percepire anche ciò che sta dietro o a fianco? Quando avrete risposto a queste domande, inizierete a sintonizzarvi con la bussola che lavora dentro di voi.
L’importanza di questi viaggi nei mondi interiori non deve essere sopravvalutata: sono sì il mezzo che vi permette di raggiungere una vera comprensione del cosmo, però quando entrate nel Mondo Ultraterreno percepite non solo quella dimensione ma anche il mondo di tutti i giorni in modo totalmente nuovo. Dobbiamo imparare a vedere noi stessi chiaramente, ed abbandonare lo stato di “esilio” autoimposto nel quale viviamo per la maggior parte del tempo durante la vita cosciente. È nei regni interiori che sviluppiamo il rafforzamento spirituale che ci consente di entrare nelle dimensioni illimitate dello spazio interiore.
I Celti avevano una coscienza profonda dei mondi interiori. Qui presentiamo alcune brevi descrizioni, tratte da diverse fonti, che vi danno l’idea della meravigliosa ricchezza del Mondo Ultraterreno celtico. La prima è tratta dagli scritti di Michael Comyn, un bardo irlandese del diciottesimo secolo; la seconda è ricavata da una storia medioevale di un grande eroe di Ultonia, Cuchulainn; la terza proviene alle opere di Taliesin, il bardo gallese del sedicesimo secolo i cui lavori contengono molte indicazioni per la pratica dello sciamanesimo celtico.

Miele e vino abbondano,
e ogni altra cosa che l’occhio ha contemplato,
il tempo fugace non ti piegherà,
non vedrai morte né decadimento
.
Michael Comyn

Alla porta dell’est ci sono tre alberi di vetro color porpora.
Dalle loro cime uno stormo di uccelli
Come una dolce canzone prolungata…
All’ingresso della radura c’è un albero.
Dai suoi rami arriva
una musica bella e armoniosa.
È un albero d’argento, illuminato dal sole.
Brilla come oro.

The Sick-Bed
di Cuchulainn

La mia sedia è a Caer Siddi,
Dove nessuno conosce il peso dell’età o della malattia…
È circondata da tre cerchi di fuoco.
Fino ai confini della città arriva la marea dell’oceano.
Davanti a esso sgorga una fontana fertile.
Il suo liquore è più dolce del miglior vino.
Taliesin

Anche da queste citazioni potete sentire il vento del regno fatato alitarvi sul viso. Si dice che chi ha compiuto un viaggio in quel regno, l’unica cosa che desidera è ritornarci, così bello è quel posto e così gioiose e ospitali sono le persone che vi abitano. Come sciamani avrete occasione di visitarlo spesso, portando con voi novità per il mondo esterno.

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

giovedì 3 marzo 2011

Spostarsi fra i mondi



In tutte le pratiche sciamaniche siete essenzialmente in un rapporto a tu per tu sia con il vostro maestro (interiore o esteriore) che con gli déi con cui avete scelto di lavorare (o che vi hanno scelto). Nella mitologia celtica si trovano numerose storie di eroi che hanno questo singolare rapporto con la divinità. Taliesin e Ceridwen, Cuchulainn e le Morrigan, Fionn e Sabha, e così via. Queste persone, uomini e donne immaginari, déi, re e regine del mondo ultraterreno, riescono sempre a portare a termine compiti apparentemente impossibili e poi danno il loro aiuto personalmente o attraverso degli intermediari. Ciò si inserisce perfettamente nella pratica sciamanica in cui lo sciamano invoca coerentemente l’aiuto di esseri ultraterreni. Nella tradizione siberiana essi prendono il nome di “spiriti protettori”, mentre il loro equivalente celtico sono le persone del mondo ultraterreno. Lavorando con queste straordinarie forze interiori state cercando, in ultima analisi, di unirvi al vostro Sé superiore, di risvegliare i sensi addormentati e di riprendere contatto con la natura, un contatto che, una volta, era scontato. Si dice che a volte gli sciamani “rubino” il loro potere con l’inganno e ci sono vari esempi che lo confermerebbero nelle tradizioni celtiche. In una versione della storia di Taliesin, il giovane Gwion Bach fa credere alle tre donne sagge (gwyddans) che stanno a guardia del calderone dell’Ispirazione di possedere il segreto del fuoco. Poi, mentre esse sono assenti, ruba la saggezza del calderone. In un’altra storia Cuchulainn, l’eroe della tribù degli Ulati, cerca di prendere il “Salmone della Saggezza” dalla fonte di Sagais. A impedirglielo interviene un uomo minuto chiamato Senbecc ua Ebric (Il piccolo vecchio) che, dopo aver cercato invano di persuadere Cuchulainn a dargli il salmone che ha catturato, lo fa cadere addormentato cantando una canzone e poi si impossessa del pesce.
Questa storia mostra come gli sciamani a volte debbano ricorrere all’inganno per accedere al potere e alla saggezza. Più andremo avanti, più diventerà chiaro che noi, nella nostra epoca così poco sciamanica, dobbiamo fare altrettanto

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews

Tempo sacro, spazio sacro


1. Tre sono le cose che il Viandante non può controllare: il Tempo, lo Spazio e la Verità
(Triadi Bardiche di Taliesin Enion Vawr)

Una delle prime qualità che definiscono il punto di vista sciamanico è l’acquisizione del pensiero non lineare. È difficile vivere nel mondo senza tempo, ed è ancora più difficile rompere gli schemi della vita che governano il nostro modo di pensare. Siamo abituati a vedere la vita come un semplice viaggio dalla nascita alla morte, scandito da numerosi punti chiaramente definiti: la scuola, il lavoro, il matrimonio, la casa, i bambini, la pensione e così via. Ciò che dobbiamo fare è considerare la vita come una spirale mistica che si spinge simultaneamente verso l’alto e verso il basso: una spirale che ricorre in eterno, in cui ogni parte può toccare ogni altra, allo stesso tempo. In questo modo tutte le eventualità diventano possibili e il nostro posto nello schema delle cose diventa ancor più chiaramente definito.
Questo modo di pensare era tipico dei popoli antichi, compresi i Celti. Per tutti il tempo era sacro e nel tempo sacro avvenivano eventi che riguardavano tutta la creazione. Come sottolinea l’antropologo Joseph Epes Brown: “Gli eventi o i processi trasmessi attraverso la tradizione orale tendono a non essere raccontati in termini di tempo passato o tempo futuro in un senso lineare. In effetti, la maggior parte delle lingue originarie non possiedono termini simili per esprimere questo concetto. Parlano piuttosto di un continuo infinito presente” (Highwater: Primal Mind).
Ciò, a sua volta, conduce a un altro stadio di consapevolezza sciamanica: la padronanza del tempo stesso. Viviamo in un mondo governato dal tempo. Ci alziamo, viviamo i nostri giorni e andiamo a dormire secondo lo scandire degli orologi, i quali svuotano e dividono le nostre vite in segmenti appositi. Eppure nella realtà il tempo non esiste: è soltanto un modo convenzionale di suddividere la continuità dei giorni, di offrire una serie di opportuni punti di demarcazione nel nostro viaggio quotidiano. Con esso misuriamo la distanza che abbiamo percorso e quella che dobbiamo ancora percorrere.
Niente di tutto ciò è veramente necessario. Imparare a vivere senza tempo, letteralmente al di fuori del tempo, significa scoprire uno dei segreti più importanti dello sciamanesimo: come vivere per sempre in un singolo momento e come viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo senza bisogno della macchina del tempo di Wells.
Ciò che di fatto stiamo cercando sono uno spazio sacro e un tempo sacro in cui le realtà mitiche del passato antico vivono ancora e hanno un rapporto con noi oggi. In queste storie antiche non c’è divisione netta di tempo e spazio. Ogni cosa avviene subito ed è difficilmente prevedibile.
Nella nostra era, anche se stiamo riacquistando consapevolezza dell’importanza del mito nelle nostre vite, tendiamo a pensare a esso come a qualcosa che è avvenuto, se mai avvenne effettivamente, in un lontano passato. Ma questi eventi mitici stanno ancora avvenendo e continueranno a verificarsi finché ci saranno coloro che riconoscono il potere di queste storie archetipe.
Studiate qualsiasi storia antica celtica e scoprirete che i riferimenti al tempo sono praticamente inesistenti. Al massimo troverete menzione delle stagioni, del giorno e della notte, della crescita dei personaggi dall’infanzia allo stato adulto fino alla vecchiaia. Ciò in parte è dovuto al fatto che chi le ha raccontate, molto prima che venissero trascritte, viveva al di fuori del tempo, in una realtà ultraterrena (incidentalmente questo è il motivo per il quale quando meditate a volte incontrate personaggi della storia che vi parlano del presente o del futuro; questi termini sono relativi e non hanno alcun significato reale all’interno della vostra esperienza di visione; non sono “fantasmi”, ma sono parte della continuità viva del tempo e dello spazio che non possono essere misurate con l’orologio o il regolo, ma hanno dimensionalità di altro tipo).
Per avere un’idea di questo cercate di scrivere il vostro racconto mitico senza riferirvi affatto al moderno concetto di tempo. Considerate come potreste cominciare “C’era una volta…” Cosa significa? Qual è il tempo a cui ci si riferisce e in cosa differisce dalla comprensione ontologica generale del mondo? La vostra storia avrà un inizio, una parte centrale e una fine come è stato insegnato in tempi remotissimi ai buoni scrittori di novelle? O sarà collocata in un non-tempo, come in un sogno? Per gli aborigeni australiani tutti gli eventi hanno luogo nel “Tempo di sogno”, una struttura di riferimento che comprende ogni cosa: tempo, spazio e anche la cosiddetta realtà tridimensionale.
Così, quando il grande bardo celtico Taliesin scrisse, a proposito delle sue origini:

Io ero con il mio re
nei cieli
quando Lucifero cadde
nel più profondo inferno.
Io ero nell’arca con Noé e Alfa.
Sono stato testimone della distruzione
di Sodoma e Gomorra…

Non intendeva dire che è stato fisicamente presente a questi eventi, ma che la sua comprensione del tempo era diversa dalla nostra; che abolendo il tempo egli era capace di essere simultaneamente in tutti i punti all’interno di un continuo presente.
Ciò può sembrare difficile e oscuro, ma ci sono modi in cui potete sperimentarlo. Andate a fare una gita in campagna senza portare l’orologio. Cercate di osservare il levarsi e il calare del sole e provate a indovinare l’ora del giorno. Questo è il primo passo verso l’abbandono totale del tempo. A casa toglietevi l’orologio per un giorno, nascondete le sveglie, spegnete la radio e la televisione (questo è sempre un buon inizio per la pratica sciamanica!). Dopo un periodo iniziale in cui guarderete ogni due minuti al polso o alla parete, scoprirete che iniziate a sentirvi liberi. Se riuscite a portare avanti questo esperimento per più di un giorno, inizierete a vivere secondo un ritmo naturale e, quando mediterete, il vostro viaggio sarà più profondo (al di fuori del tempo non c’è alcun senso di abbandono o di ritorno: siete semplicemente sospesi nel calderone della memoria e della dimenticanza finché non desiderate tornare). Una volta che avrete fatto questo, anche se sarete costretti a vivere ancora secondo i ritmi dell’orologio, non avrete più la stessa sensazione nei suoi confronti, ma vedrete ciò come relativo e con un’influenza meno restrittiva sulla vostra vita.
Ora cercate di meditare sul concetto del tempo. Vi accorgerete presto che siete ridotti o a concetti lineari (il tempo è un continuo) o a cicli ricorrenti. “Gli inizi e le fini non hanno inizio o termine…” (usate questi concetti con parole vostre come un pensiero da seminare). Il tempo stesso, dunque, è illusorio. Ma se, quando meditate, riuscite a liberarvi gradualmente dalle parole e dai processi razionali che dettano legge in ogni momento di veglia (sia che lo ammettiate o meno), inizierete ad avvicinarvi alla mentalità dello sciamano. È vero che può essere impossibile vivere nel mondo moderno abbandonando il tempo, ma una volta che diventerete consapevoli delle alternative siete per lo meno a metà strada verso il cammino per liberarvi dalla tirannia dell’orologio e del calendario e sostituirli con qualcosa di infinitamente più profondo.
Adesso dovete, dunque, iniziare il vostro grande viaggio. Avete molta strada da percorrere, molti mondi da esplorare, molti esseri da conoscere. Sono tutti parte di un grande cosmo che l’Artefice di Tutto ha creato per noi, da vivere e scoprire con ogni nuovo giorno. Ora che avete iniziato a conoscere quello che i vostri sensi vi possono insegnare, è tempo di proseguire verso il successivo gradino dell’addestramento, per conoscere personalmente le dimensioni dei mondi interiori nei quali entrerete presto

Da: Sciamanesimo celtico di John Matthews