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giovedì 29 marzo 2012

Segni, presagi, divinazione



 Inviato in missione nelle foreste dell’Inghilterra pagana dell’Alto Medioevo, Wat Brand, un giovane scriba cristiano, scopre l’inadeguatezza della sua visione del mondo. Il paesaggio rassicurante della campagna inglese non è più quello che sembrava: improvvisamente si rivela popolato da spiriti misteriosi e attraversato da poteri e forze soprannaturali. Guidato da Wulf, uomo dalla carismatica fede mistica e dalle formidabili doti sciamaniche, Brand viene introdotto alla conoscenza del WYRD: il principio e la potenza che determina il destino di ogni uomo.


“Una fusione di Carlos Castaneda e Tolkien.”
                                                 Time Out Magazine

All’improvviso fissò il fiume alle mie spalle e il suo sorriso si trasformò in un’espressione preoccupata. Seguii il suo sguardo verso un boschetto sulla sponda a sud, ma non scorsi niente di insolito. Mi detersi comunque l’acqua dagli occhi e subito notai due grossi corvi neri, appollaiati sui rami più bassi di un salice piangente, perfettamente immobili come figure di un arazzo. La loro immobilità mi affascinò stranamente. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quegli uccelli; lentamente i rumori della foresta si affievolirono allontanandosi, come se stessi scivolando in un sogno.
I corvi agitarono in silenzio le grandi ali nere, si levarono in volo e calarono sul fiume venendo proprio nella mia direzione. Continuarono a volare bassi a pelo d’acqua e, all’ultimo minuto, fui costretto ad abbassare la testa sotto la superficie. Passarono qualche centimetro sopra di me, con le ali ondeggianti come i grandi remi di una barca che si lancia all’assalto. A bocca aperta e sputando l’acqua del fiume mi girai a guardarli, mentre si allontanavano come frecce, finché entrambi bloccarono simultaneamente le ali, salirono sfruttando il vento e, sempre planando, ridiscesero verso la sponda settentrionale del fiume. Scomparvero all’improvviso e io fissai smarrito il punto in cui si erano dileguati.
“I lacci della morte questa sera avvinceranno qualcuno.”
Mi riscossi al suono della voce di Wulf, poi le mie orecchie schioccarono e i rumori della foresta tornarono a risuonarmi in testa con il nitore dei rintocchi di una campana.
“I corvi ci hanno parlato” sentenziò Wulf, accostandosi a me nell’acqua. “Quando gli uccelli volano in quel modo, il presagio è grave. Stanotte un guerriero morirà.”
“Solo il Creatore Onnipotente detta il destino degli uomini” risposi con fermezza.
“Non ci sono altre forze?” chiese gentilmente Wulf. “E il destino scritto nelle stelle?”
Sbuffai irridendolo, anche se mi sforzai di moderare il tono della mia replica.
“Alcuni, che non sanno quello che dicono, affermano che ogni uomo è nato secondo la posizione delle stelle e che il suo destino è segnato dal loro corso. Ma l’uomo non è stato creato per le stelle; piuttosto, le stelle sono state create per l’uomo, per dare luce durante la notte. Se questo vale per le stelle, come può il semplice volo degli uccelli dirci qualcosa su eventi lontani nel tempo e nello spazio?”
Eappa sarebbe stato soddisfatto di me; avevo ripetuto i suoi insegnamenti alla lettera. Mi girai per riguadagnare la riva, ma Wulf repentinamente mi afferrò il braccio e io lo fissai allarmato, i suoi occhi azzurri, sotto le ciglia imperlate d’acqua, avevano uno sguardo penetrante. Parlò con convinzione:
“È un errore ritenere che gli eventi distanti nel tempo siano perciò separati. Tutte le cose sono collegate come nella più sottile tela di ragno. Il movimento più lieve di ogni filo può essere percepito da tutti i punti della tela. Il volo di quegli uccelli ha fatto vibrare i fili che sono indivisibilmente collegati con le vicende degli uomini.”
“Wulf, vuoi dire che i corvi che abbiamo appena visto uccideranno un guerriero stanotte?”

“Immagina di assistere a una scena in cui un corvo si fionda dal cielo su un guerriero e gli stacca un occhio” disse sdraiandosi sull’erba. “Tu diresti che il volo dell’uccello è direttamente collegato con la ferita. Ma se tu avessi osservato il volo dello stesso corvo una mezza giornata prima dell’attacco, non vedresti alcun collegamento con la ferita del guerriero. Tuttavia lo schema del volo di un corvo a mezzogiorno è collegato allo schema del suo volo all’imbrunire, così come si passa dal giorno alla notte. Si può leggere lo schema e così capire che cosa ha in serbo il futuro.”
Si sollevò a sedere e mi fissò intensamente.
“Tu etichetti con le parole ogni frammento del mondo e poi confondi la tua riserva di parole con la totalità della vita. Tu vedi la vita come se stessi osservando una stanza alla luce di una sola candela che viene spostata da un punto all’altro; e commetti l’errore di presumere che le piccole aree, che vedi una per volta e una dopo l’altra, siano separate e non possano essere viste come un’unità. Poiché vedi come separate le piccole aree della tua vita, devi inventare i modi per collegarle. Questo è l’inganno della visione della vita del senso comune, perché in realtà tutto è già da sempre collegato. La Terra di Mezzo è una stanza collegata da migliaia di candele.”

“I presagi spaventano le persone comuni perché queste credono che siano predizioni di eventi destinati ad accadere: moniti che provengono dalla sfera del destino. Ma ciò significa fraintendere la reale natura dei presagi. Uno stregone può leggere i presagi come indicatori di schemi, dai quali si può contemplare la trama del Wyrd e dai quali si possono inferire le connessioni tra diverse parti degli schemi.”

“Per capire la nostra tradizione, devi imparare il vero significato del Wyrd, abbandonando la versione falsificante che ne danno i tuoi maestri per i loro scopi. Ricordi che ti ho detto che il nostro mondo iniziò con il fuoco e con il gelo? Da soli né il fuoco né il gelo possono realizzare alcunché. Ma insieme possono creare il mondo Tuttavia devono conservare un equilibrio, perché troppo fuoco scioglierebbe il gelo e troppo gelo spegnerebbe il fuoco. Ma poiché il mondo degli dèi, la Terra di Mezzo e la Terra dei Morti sono costantemente animati dal matrimonio del fuoco e del gelo, essi dipendono dall’equilibrio e dal ciclo eterno della notte e del giorno, dell’inverno e dell’estate, della donna e dell’uomo, del debole e del forte, della luna e del sole, della morte e della vita. Queste forze e altre innumerevoli formano i punti terminali di una gigantesca rete di fibre che copre tutti i mondi. La rete è la creazione delle forze e i suoi fili, che rilucono di energia, passano attraverso tutto.”

“Puoi cominciare da qualunque punto della rete e scoprire che sei tu al centro.”

“Il Wyrd esisteva prima degli dèi ed esisterà dopo di loro. Tuttavia il Wyrd dura solo un istante, perché è la costante creazione delle forze. Il Wyrd è esso stesso un mutamento costante, come le stagioni; tuttavia, poiché è creato a ogni istante, è immutabile, come il centro quieto di un vortice. Tutto ciò che noi possiamo vedere sono le increspature che danzano sulla superficie dell’acqua.”

Lo schema del Wyrd è come la venatura del legno o il flusso di un corso d’acqua; non si ripete mai esattamente nello stesso modo. Ma i fili del Wyrd attraversano tutte le cose e noi possiamo schiuderci alla comprensione dei suoi schemi osservando le increspature quando il Wyrd ci passa accanto. Se tu vedi le increspature in uno specchio d’acqua, sai che qualcosa è caduto nell’acqua. E quando io vedo certe ondulazioni nel volo degli uccelli, so che un guerriero morirà.”

“Niente può accadere senza il Wyrd, perché è presente in tutto, ma il Wyrd non fa accadere le cose. Il Wyrd è creato ad ogni istante e perciò è l’accadimento.”

“Qualche volta sono spessi come canapi. Ma i fili del Wyrd sono una dimensione di noi stessi che non possiamo afferrare con le parole. Noi filiamo tele di parole, ma il Wyrd vi passa attraverso come il vento. I segreti del Wyrd non giacciono nei nostri tesori di parole, ma sono chiusi nell’anima. Con le parole possiamo solo discernere le ombre della realtà, mentre le nostre anime sono capaci di incontrare direttamente la realtà del Wyrd. Per questo il Wyrd è accessibile allo stregone: lo stregone vede con l’anima, non con occhi schermati dalle parole.”

“Tu soffochi la tua forza vitale con le parole. Non vivere la tua vita cercando risposte nel tuo tesoro di parole. Troverai solo parole per razionalizzare la tua esperienza. Lascia che il tuo animo si schiuda al Wyrd ed esso purificherà, rinnoverà e svilupperà lo scrigno della tua ragione. Il tesoro delle parole dev’essere al servizio della tua esperienza e non viceversa.”

“Le parole possono avere una potenza magica, ma possono anche renderci schiavi. Noi afferriamo dal Wyrd tenui soffi di vento e li immagazziniamo nei polmoni sotto forma di parole. Ma con ciò non abbiamo catturato un frammento di realtà, da scrutare ed esaminare come se ci offrisse una veduta sul Wyrd. Possiamo anche commettere l’errore di scambiare le nostre manciate d’aria per il vento o una brocca d’acqua per la corrente dalla quale è stata presa. In questo modo siamo schiavizzati dalla nostra capacità di nominare le cose.”

“I pensieri sono come gocce d’acqua. Cadono, si infrangono e poi si disseccano. Ma il mondo del Wyrd è come il potente oceano dal quale sorgono le gocce di pioggia per poi ritornarvi sotto forma di fiumi e di ruscelli.”

“I segni runici sono come le nubi del Wyrd che si muovono. Tutti possono apprendere le dimensioni e la formazione di ogni segno, ma il modo di interpretare un insieme di segni in un contesto particolare richiede la sapienza di uno stregone. Non vanno letti come un semplice gruppo di suoni, perché le rune sono state sviluppate dagli spiriti collegando tutti i cicli e le forze che dominano la Terra di Mezzo.”

“Il Wyrd è troppo vasto e complesso perché lo si possa comprendere, in quanto noi stessi ne siamo parte e non possiamo distaccarcene per osservarlo come se fosse una forza separata da noi. Come un pescatore non può vedere tutta la distesa dei mari, così neppure uno stregone può vedere la totalità del Wyrd. I messaggi trasmessi dalle rune sono come una buona pesca: abbastanza perché ci si possa nutrire finché le maree della vita ci riportano indietro.”

“Le forze del Wyrd sono come i venti e le maree per un pescatore. Se li conosce, il marinaio può orientare le vele nel modo appropriato. Può disporsi in armonia con le forze naturali e sfruttare il loro potere. Ma ciò non significa che possa mutarle.”

“Ogni lettera runica è una rappresentazione completa del Wyrd. Come una goccia d’acqua riflette un’immagine perfetta di tutto ciò che la circonda, così ogni runa riflette la totalità del Wyrd. Il ritmo del Wyrd può essere osservato a ogni livello, siano i moti delle stelle attraverso il cielo o le figure tracciate in un pezzo di terra.”

“Gli uccelli mi parlano esattamente come fai tu e il loro linguaggio mi è altrettanto chiaro. I loro versi sono come incantesimi del Wyrd.”

Da: La via del Wyrd di Brian Bates

Il Wyrd



Inviato in missione nelle foreste dell’Inghilterra pagana dell’Alto Medioevo, Wat Brand, un giovane scriba cristiano, scopre l’inadeguatezza della sua visione del mondo. Il paesaggio rassicurante della campagna inglese non è più quello che sembrava: improvvisamente si rivela popolato da spiriti misteriosi e attraversato da poteri e forze soprannaturali. Guidato da Wulf, uomo dalla carismatica fede mistica e dalle formidabili doti sciamaniche, Brand viene introdotto alla conoscenza del WYRD: il principio e la potenza che determina il destino di ogni uomo.


“Una fusione di Carlos Castaneda e Tolkien.”
                                                 Time Out Magazine

Il Wyrd è un concetto appartenente sia alla cultura celtica, che a quella antica norrena. La parola “Wyrd” deriva dall'antico inglese Wurdiz e dal protogermanico wurdís, "fato", radice dell'alto tedesco antico wurt e del norreno urðr.
Oggi la parola "weird" in inglese significa "strano", "inspiegabile", "bizzarro". Qualcosa di "weird" è al di là della normale comprensione. Ma nelle antiche culture europee, la parola aveva un senso molto diverso. Significava comunque “inspiegabile”, ma l'inspiegabile era il sacro, il fondamento vero e proprio dell'esistenza.
Il Wyrd può essere inteso come Fato, ma non tanto il Fato della singola persona, quanto la rete luminosa fatta di infiniti fili che rappresenta l'intreccio sacro dell'esistenza, dove ogni filo è legato agli altri, dove ogni uomo è legato agli altri.
Il Wyrd può essere interpretato come un grande arazzo della vita, che viene costruito esistenza dopo esistenza. All'interno di questa grande tela esistono scelte e volontà. Noi abbiamo il dovere di crescere, imparare ed evolverci all'interno di esso, ma questo non è qualcosa che avviene in maniera automatica. Le nostre scelte ci permettono di decidere quale parte avere nel Wyrd.
Nel Wyrd il tempo inteso in senso lineare non esiste, il tempo stesso è parte dell'intreccio e al contempo non lo coinvolge. Tutto ciò che accade nella tela del Wyrd accade nell'istante eterno. Il tempo "umano" è un'illusione dell'uomo, il Wyrd esiste oltre di esso.
Il Wyrd è l'arazzo intrecciato dalle Dee Filatrici, legate dalla filatura del Destino e dalla Fortuna e Sfortuna, dunque dagli atti luminosi e oscuri che influenzano la trama intera e ne determinano i movimenti. La vita è così, allo stesso modo. “Tramare” è decidere cosa verrà disegnato sulla tela e quale energia imprimere, poiché dalla forza che mettiamo nei nostri atti il risultato sulla tela potrà modificarsi drasticamente.

Da: La via del Wyrd di Brian Bates

giovedì 9 giugno 2011

Le tessitrici del destino


Le Tre Sorelle del Wyrd erano comuni a tutte le culture nell’antica Europa occidentale: venivano chiamate le Tre Norne nella cultura scandinava, le Parche nella mitologia romana e le Moire in quella greca. La loro immagine è molto forte e peculiare (non esistevano i Fratelli del Wyrd) ed era così diffusa da superare le barriere linguistiche tra i vari ceppi tribali. Perciò possiamo concludere che i Greci, i Romani e gli europei nordoccidentali condividevano alcune idee fondamentali su queste tre figure fondamentali onnipotenti attestate almeno a partire da seimila anni fa.
In un antico poema islandese le Norne sono descritte mentre arrivano in un luogo che si chiama Bralund, dove assistono una donna di nome Borghilde mentre dà alla luce il figlio Helgi, un futuro re:

Poi venne Helgi, dal cuore generoso,
nato in Bralund da Borghilde.

Era calata la sera quando giunsero le Norne,
dispensatrici dei giorni futuri per il principe:
il suo destino, predissero, sarà di conquistare la fama
e di essere creduto il più ardimentoso dei re.

Là, nella vasta corte di Bralund
tesserono i fili del suo eccezionale destino:
allungarono i filamenti dorati  e li annodarono sotto la dimora della luna.


In questa visione molto bella e solenne le Sorelle del Wyrd arrivano di notte, alla luce della luna, e predicono il destino del bimbo: Helgi sarebbe diventato famoso come “il più ardimentoso dei re”. Poi tesserono i fili che avrebbero creato lo svolgimento della sua vita, facendo avverare il pronostico sul suo avvenire. Questi fili, che connettono e racchiudono energia, sono immaginati come filamenti d’oro, che per la loro natura e per il modo in cui sono annodati, creano alla nascita uno schema di vita per il neonato. Vengono allungati e annodati “sotto la dimora della luna”. Questa poetica immagine dorata ci colpisce. Il nostro destino è visto come un intreccio di fibre dorate e scintillanti legate alla luna. Fili d’oro che si allungano dalla sede della luna, forse che si estendono persino dalla singola persona fino alla luna: è una visione in cui il destino di una persona può essere scorto nel cielo notturno, come le esili strisce di luce che si formano quando si guarda la luna con le palpebre socchiuse. Forse l’ordito del destino era tessuto dell’attrazione gravitazionale della luna; come muove le maree nei grandi oceani, così muove il liquido dei nostri cervelli e dei nostri corpi.L’immagine è inoltre collegata allo svolgimento della vita individuale di ciascuno. La parola anglosassone “gewaef” significa “tessuto” e il vocabolo affine “gewif” significa “fortuna”. Tessitura e destino, nell’immaginario dei nostri antenati, erano la stessa realtà. Essi immaginavano che nell’indole di ciascuno di noi alla nascita fosse stato creato un ordito che stabiliva il corso della nostra vita e che era stato intrecciato con filamenti dorati dalle Sorelle del Wyrd. L’idea si basa sulla pratica del filare e del tessere che erano aspetti importanti nella vita quotidiana delle popolazioni tribali dell’antica Europa. Certamente questa concezione presenta qualche somiglianza con quella delle tribù Kogi della Colombia, la cui suggestiva cosmologia è sopravvissuta fino a oggi ed è stata ampiamente divulgata in anni recenti. I Kogi credono che la Terra sia un vasto telaio nel quale il sole tesse due pezze di stoffa ogni anno. L’asta superiore del telaio è data dal percorso apparente del sole lungo il cielo al momento del solstizio d’estate, mentre l’asta inferiore rappresenta il suo cammino durante il solstizio d’inverno. L’intreccio al centro è il punto di intersezione delle diagonali intrecciate dai punti dove il sole sorge e tramonta durante i due solstizi. Sembra che i nostri antenati europei abbiano pensato a un isoformismo tra l’esistenza individuale e il movimento delle grandi forze dell’universo. Il telaio della vita su scala macrocosmica era identico al telaio delle vite individuali. I percorsi del sole e della luna erano connessi inestricabilmente a quelli della nostra vita individuale e formavano lo schema unico di svolgimento delle nostre esistenze. Così si esprime l’artista e scrittrice Monica Sjöö, parlando in generale delle concezioni del mondo dei popoli indigeni: “La mente cosmica e quella umana non sono essenzialmente diverse o separate così come non lo sono il corpo cosmico e quello umano. Tutto è interconnesso in una vasta trama… una tessitura universale in cui ogni cosa individuale o forma vitale è come un nodo di energia o punto di congiunzione tra le vibrazioni del modello universale”. Nei procedimenti familiari che stavano alla base della produzione dei tessuti per i vestiti, le coperte, gli arazzi e così via, si può scorgere un’ulteriore espressione dell’idea che la vita sia costituita dall’intreccio dei fili delle fibre. La filatura e la tessitura, attività di esclusiva pertinenza femminile, implicavano l’idea che le nostre vite individuali sono strutturate dalla filatura alla nostra nascita di sottili strisce di fibre, che con i loro avvolgimenti e intrecci ci mantengono lungo un certo percorso, tessendo per noi lo schema della vita. I popoli dell’antica Europa indossavano abiti di lino o di lana. Il lino è una fibra proveniente dal gambo del lino, una pianta dai fiori azzurri che produce un materiale di colore chiaro. Ma il materiale più usato era la lana, ricavata dalle pecore. La tosatura delle pecore era fatta soprattutto dagli uomini. Le donne lavavano e pettinavano la lana, poi la filavano e la tessevano. La filatura era eseguita da una donna che con le dita assottigliava la lana girando il filo intorno a un fuso. Il fuso veniva fatto roteare su se stesso in modo da torcere il filato e da renderlo più robusto. I telai per la tessitura erano verticali. Dalla cima del telaio pendevano fili di lana tenuti in tensione da alcuni pesi: questo era l’ordito. Fili alterni dell’ordito venivano attaccati a una sbarra di legno chiamato liccio. Il liccio era mobile. Spostandolo verso di sé la donna tendeva i fili che vi erano attaccati in modo che si trovassero davanti agli altri pendenti dalla cima del telaio. La donna poi faceva scorrere un filo orizzontale, detto filo della trama, da un capo all’altro fra i due gruppi di fili dell’ordito, iniziando dalla cima del telaio. Poi la donna allontanava da sé il liccio. Questo movimento consentiva ai fili attaccati al liccio di passare dietro agli altri fili pendenti del telaio. La donna a questo punto riportava indietro il filo della trama nello spazio creatosi tra i fili attaccati al liccio e i fili pendenti dal telaio. Questa azione veniva ripetuta più e più volte e la donna spingeva verso l’alto i fili della trama per rendere compatto il tessuto che aveva già intrecciato. Scavi archeologici in tutta Europa hanno portato alla luce molti esemplari di attrezzi usati dalle donne per questo lavoro, compresi fusi, forbici, scatole da lavoro, aghi e pesi dei telai ossia quegli anelli di terracotta che venivano legati ai fili dell’ordito per tenerli in tensione. Ma filare e tessere per le donne della cultura del Wyrd significavano qualcosa in più che la semplice produzione di indumenti e di coperte, per quanto questo aspetto materiale fosse importante; il loro rapporto con quel lavoro era simile a quello che vediamo esistere ancora oggi in molte culture indigene sopravvissute. A esempio fra gli indiani Navajo del Nordamerica le tessitrici “si considerano ispirate direttamente dalla Grande Donna Ragno, la tessitrice originaria dell’universo”. Le coperte tessute vengono considerate espressioni organiche dei poteri speciali delle donne tessitrici. “Ogni coperta con il suo suggestivo disegno ha un significato spirituale e si pensa che offra potenza e protezione a chi la indossa”. Nei tessuti antichi si usava un linguaggio figurativo altamente simbolico per comunicare miti e leggende. Filare e tessere erano attività investite di poteri magici e in numerosi sacelli neolitici dedicati a una divinità femminile sono stati trovati fusaioli con iscrizioni. Nella cultura dell’antica Europa le Tre Sorelle erano le “tessitrici originarie dell’universo”. Erano anche note come le Figlie della Notte e vivevano in uno spazio sacro in una caverna vicino a una pozza nella quale sgorgava copiosamente acqua pura. La piscina era alla base dell’Albero del Mondo, dove le Sorelle filavano di notte alla luce della luna. I loro fili formavano i destini degli individui; erano i fili della vita. La creazione, la lunghezza e il termine della vita di ogni individuo ricadevano sotto il loro dominio. Le Parche, le tre sorelle del mito greco, avevano ciascuna una sua funzione: una filava, l’altra misurava la lunghezza dei fili e la terza li tagliava. È probabile che si credesse che le Sorelle del Wyrd agissero allo stesso modo: una creava i fili d’oro, l’altra li stendeva in maniera che riflettessero e determinassero lo svolgimento della vita e una terza li tagliava e con ciò stabiliva l’estensione di ogni filo e perciò la durata di ciascuna vita. Nei miti islandesi una delle tre sorelle si chiamava Urdr, che significa “Wyrd”, svolgimento della vita. Un’altra si chiamava Verdandi, participio presente del verbo verda, che significa “essere” o “divenire”. Forse potremmo chiamarla l’Essere. “Essere” nel Wyrd è uno stato della vita. La terza si chiamava Skuld, che significa qualcosa di dovuto, un debito da saldare, un obbligo da adempiere. Talvolta queste tre grandi forze vengono compendiate sotto la rappresentazione del Fato, dell’Essere e della Necessità. Le sorelle sono responsabili del destino di un individuo alla sua nascita e stabiliscono anche la conclusione della sua vita. Talvolta sono raffigurate come se decidessero il destino degli uomini durante le battaglie. L’obbligo, il debito di Skuld poteva rappresentare la morte… la riscossione dei debiti della vita di ciascuno al momento designato per la morte. In un racconto che si intitola Njal’s Saga ci si riferisce alla morte come “a un debito che tutti dobbiamo pagare”. Certamente un aspetto importante del dominio delle sorelle sembra essere quello che esercitano sul termine della vita e questa testimonianza lo conferma. Ma la morte è un debito pagato a chi? L’implicazione avvincente è che la vita sia un dono, o almeno un prestito, che costituisca un debito che abbiamo contratto e che infine onoreremo con la nostra esistenza o meglio con la morte. Le datrici della vita sono le Sorelle del Wyrd e perciò sembra che il debito venga pagato a loro. E poiché le Sorelle del Wyrd rappresentano forze di equilibrio nel cosmo – la Terra e il cielo –, è a questo principio cosmico “che dobbiamo la nostra vita”. La vita che conduciamo porta con sé una responsabilità, come se dovessimo qualcosa a qualcuno. Alla Terra? Gli intrecci dei fili che manifestano le forze nascoste dell’universo vengono anche tessuti in schemi del destino per le nostre vite individuali. Ma si tratta di un’idea molto diversa dalla nozione di libero arbitrio adottata inconsciamente dalla maggior parte di noi nel mondo occidentale; sembra piuttosto un’idea simile al determinismo e ci fa sentire a disagio. Come si ponevano i nostri antenati davanti a questo problema? Esistono  tra le persone differenze naturali circa il grado in cui ciascuna di esse attribuisce gli avvenimenti della propria vita al mondo esterno o alle proprie azioni. Nel complesso concepiamo la nostra vita quotidiana come una lotta della nostra volontà libera per ottenere scopi che sono alla nostra portata. Affrontiamo i rischi, combattiamo contro i condizionamenti sociali, cerchiamo di dominare i dubbi e le paure interiori. Sentiamo di disporre del libero arbitrio di forgiare il nostro destino, la nostra fortuna e in base a questa idea accettiamo la responsabilità dei nostri difetti, dei nostri fallimenti, dei sogni infranti. Questa libertà può essere crudele, punitiva e negatrice della vita. Ma noi la abbracciamo comunque, perché l’idea opposta ci sembra il determinismo e pensare che le nostre vite siano preordinate e già disposte su un percorso prefissato ci sembra agghiacciante; la concezione deterministica non lascia spazio per il nostro agire. Per noi il libero arbitrio è la libertà di scegliere. Fatto interessante, quando cominciamo a sentire che le nostre vite sono largamente determinate, che le forze schierate contro di noi sono schiaccianti, che gli esiti sono inevitabili e al di là della nostra capacità di controllo, il nostro stato psicologico viene speso etichettato come stato depressivo. L’idea che noi possediamo il libero arbitrio dipende in certa misura dall’idea che siamo in grado di condurre la nostra vita razionalmente e logicamente, assumendo decisioni consapevoli. Oggi, nel mondo degli affari, nell’esercito, nell’istruzione siamo sempre più indotti a cercare di comprendere la nostra vita costruendo modelli di un tale supposto processo decisionale razionale mediante il ricorso al linguaggio dei calcolatori. Pensiamo ai nostri processi cognitivi in termini di elaborazione dati, di programmi logici, di immissione e uscita, di informazioni di ritorno e così via. L’idea che il nostro pensiero funzioni come un computer rafforza il presupposto che noi siamo esseri che prendono decisioni logiche basate su informazioni concrete. E quando commettiamo errori, quando la nostra vita prende direzioni diverse da quelle che avevamo scelto consapevolmente, supponiamo che sia così perché le nostre informazioni non erano corrette o perché non erano sufficienti o perché abbiamo sbagliato nel valutare il peso e la dimensione di quella scatolina dentro di noi che chiamiamo le “emozioni”. Ma ovviamente un’altra concezione è che le nostre vite siano tutt’altro che logiche. Siamo dominati da passioni profonde, da desideri, paure e cupidigie, da impulsi potenti che riconosciamo a fatica e che affiorano nel profondo nei nostri sogni per poi ripiombare nel buio. E anche se possiamo essere consapevoli di questo aspetto e assumere le nostre decisioni nel modo migliore, non riteniamo che quelle funzioni cognitive di cui siamo consapevoli siano gli unici fattori o anche i fattori primari che tessono la trama della nostra vita. Ma la distinzione tra libero arbitrio e determinismo è troppo schematica e riduce a un’antitesi semplicistica un paesaggio sconfinatamente più ricco e complesso di energie che interagiscono e che fluiscono senza sosta. 

 Da: 
La sapienza di Avalon di Brian Bates

mercoledì 8 giugno 2011

Intreccio


Attraverso i disegni dei gioielli dei popoli tribali dell’antica Europa possiamo ricavare un’illuminante prospettiva sulla visione del mondo del Wyrd. L’aspetto comune alle opere d’arte dei sassoni, dei celti e dei vichinghi, consisteva in disegni minuti, spesso in oro, nei quali le linee si intrecciano e si avvolgono fino a formare una rete di connessione di fili dorati apparentemente senza interruzione. È un’immagine di interconnessione totale. Ogni cosa implica e coinvolge ogni altra cosa come in un sistema ecologico onnicomprensivo. 
I disegni non sono però caotici, non procedono a caso, ma sembrano avere uno scopo, una direzione, un modello definito. Le antiche decorazioni incise nel legno o nel metallo, che siano figurative o astratte, trasmettono un’impressione analoga di movimento costante, ma controllato. L’impressione prevalente è di una vitalità e di una energia tremende racchiuse in un universo finito.
Le immagini che ci offrono i racconti tradizionali sulla creazione e sulla natura della vita rafforzano questa impressione, perché tutto nell’universo mitologico dei nostri antenati è in movimento incessante, come il moto delle particelle subatomiche nella fisica contemporanea.In quei racconti il sole e la luna sono rappresentati come corpi in fuga attraverso i cieli, inseguiti da un branco di lupi ululanti con le fauci spalancate pronti a sbranarli. L’Albero del Mondo, l’immagine centrale intorno alla quale è raffigurato tutto il mondo, subisce un’aggressione costante, con serpi e draghi che addentano le sue radici e cervi che ne mangiano le fronde. Ma le tre Sorelle del Wyrd ristorano e rigenerano ogni mattina le radici dell’albero con un liquido potente tratto da un pozzo sacro, perché solo grazie a questo bagno incessante Yggdrasil può conservare la propria vita e la propria forza. Intanto uno scoiattolo scorazza su e giù per il tronco recando messaggi insultanti scambiati fra un’aquila, appollaiata sulla cima più alta, e le serpi che divorano le radici.
La mitologa Rosalie Wax afferma che la costante attività di questo universo le dava l’impressione
di essere spettatrice “di una danza intricata nella quale ogni entità segue il percorso energetico che le è assegnato e adempie alla sua propria funzione. I corpi celesti girano e, alla giusta distanza, vengono inseguiti dai lupi famelici. L’Albero del Mondo viene consumato e corroso, ma i suoi rami, alimentati da somministrazioni regolari del liquido sacro, rifioriscono sempre”. Perciò in questo universo tutti gli aspetti, le forze, gli esseri e le immagini si muovono non perché siano stati messi in movimento da qualche forza esterna, come avviene nel nostro moderno paradigma di “causa-effetto”, ma perché il movimento o l’azione è la loro essenza intrinseca. Si tratta di una visione dell’universo più affine alle teorie del caos che stanno emergendo oggi, secondo le quali l’ordine sottostante a tutti i fenomeni non può essere colto se consideriamo i singoli elementi, ma può rendersi visibile se se consideriamo lo schema globale di attività.
Al contrario la nostra comprensione scientifica tradizionale della realtà e anche il nostro senso comune tendono a riferirsi a un universo di cose separate, animate e inanimate, che agiscono l’una sull’altra mentre “si spostano” nello spazio vuoto e che passano da uno stato all’altro. Philip Rawson descrive il nostro modo di esperire e di misurare il tempo come una suddivisione del tempo in momenti numerabili, ciascuno dei quali è separato e astrattamente identico a tutti gli altri, a prescindere dall’unità di misura prescelta, sia essa grande o piccolissima. Nella nostra percezione lineare e unidirezionale del tempo le cose indipendenti sono l’una “causa” dell’altra. Questo punto di vista, che isola sequenze osservabili e ripetibili di eventi nel mondo materiale, è stato prezioso per sviluppare la scienza e la tecnologia. Ma ogni volta che si ha a che fare con una dimensione psicologicamente o spiritualmente più sofisticata quest’immagine dell’universo in blocchi separati finisce ben presto in frantumi.

Il punto di vista del Wyrd riconosce invece che, sebbene i concetti di cose e stati separati corrispondano a una realtà sperimentale (a esempio si esperisce una porta come qualcosa attraverso la quale accediamo a un altro spazio), il sottostante mondo del Wyrd è anche una rete ininterrotta di mutamenti e cambiamenti continui, interconnessi a tutti i livelli (una porta è anche un albero in transizione, sulla strada  che lo porta a diventare infine legna da ardere).
I disegni contorti dei gioielli, con il loro intreccio apparentemente interminabile di fili d’oro, illustrano che le forze sono in moto perpetuo e sempre in relazione reciproca. L’equilibrio tra le forze è molto precario. La Wax scrive:

Un momento di inerzia da parte di qualunque creatura nell’universo potrebbe condurre a un cumulo di effetti che porterebbero tutto il sistema alla rovina… Se il sole o la luna si arrestassero nel loro volo, sarebbero inghiottiti e la luce sparirebbe dalla terra. Se i lupi si stancassero e si riposassero, il corso naturale del giorno e della notte cesserebbe. Analogamente se Thor si riposasse nella sua battaglia contro i giganti o Odino si fermasse nella sua ricerca della saggezza, Asgard, la cittadella degli dei, crollerebbe.

L’effetto complessivo di questa interrelazione critica di forze, intrecciate ed equilibrate, è dinamico, eccitante e persino entusiasmante. Quest’immagine dell’universo è in sintonia con il ciclo incessante della nascita e della morte e con il dinamismo essenziale della vita. Non una vita come meccanismo, ma una vita in cui ogni complesso organismo che vive e respira è inseparabile dagli altri organismi e dall’ambiente.
Come ogni filo del gioiello si trova in uno stato di interdipendenza reciproca dagli altri fili ed è impossibile sciogliere i nodi che congiungono i fili dorati sicché una trazione su ogni filo produce una trazione inevitabile e complementare in altri fili, così, analogamente nella mitologia Wyrd, si ha una rete di forze nella quale una perdita di equilibrio in un aspetto determina la rovina di un altro aspetto. Potremmo dire che in questa visione le forze della vita sono collegate da una rete di fili dorati. I fili collegano assolutamente ogni cosa: eventi fisici, sociali, psicologici e psichici; oggetti, pensieri e sentimenti, il materiale e l’ineffabile. Tutto è avvolto in un intreccio così delicato che ogni movimento, ogni pensiero, ogni accadimento, non importa quanto piccolo, si ripercuote attraverso la rete.
Sembra che i nostri antenati avessero la sensazione di essere inestricabilmente connessi non solo al mondo naturale, ma anche a tutto il resto, dalle cose banali e particolari, alle realtà significative e universali. Sotto questo profilo oggi stiamo ancora cercando di riscoprire ciò che un tempo loro avevano capito

Da: La sapienza di Avalon di Brian Bates