mercoledì 7 marzo 2012

Mitologia sassone


Dalle loro terre d’origine gli Anglosassoni avevano portato un sistema di credenze religiose molto antico e diffuso, sia pure in forme differenziate, in molte parti dell’Europa continentale. Ma poiché si convertirono relativamente presto al Cristianesimo, non molte sono le testimonianze in terra britannica dei culti germanici di Wodan e di Thunor.
Sebbene il nome di molte località derivi da quello di questi dèi, come anche alcuni giorni della settimana, gran parte di quello che sappiamo appartiene alla versione scandinava.
Il culto degli dèi Wodan, Thunor, Fria, Volla, Balder, veniva praticato in santuari che contenevano immagini sacre. Questi templi non vennero distrutti dai cristiani, bensì trasformati in chiese; spesso l’immagine di Cristo veniva a trovarsi fra quelle degli dèi pagani, considerata non un’alternativa, ma un’integrazione delle credenze tradizionali.
I momenti culminati della religiosità pagana erano le feste: la festa della dea Eostre, diventata poi la festa della Pasqua (in inglese Easter); la festa del raccolto in agosto, in cui si celebrava l’abbondanza del pane, e le feste del ringraziamento per tutto il mese di settembre.
La religione non era nettamente distinta dalle superstizioni.
Gli Anglosassoni credevano all’esistenza di innumerevoli esseri soprannaturali: creature come elfi, folletti, silfidi popolavano i boschi, mentre nei luoghi desolati si temevano gli incontri con spiriti maligni, o giganti spietati divoratori di uomini. Si diceva che a guardia dei tumuli funerari sedessero draghi spaventosi.
Anche la magia faceva parte delle pratiche religiose: Wodan, il capo degli dèi, era “gran maestro di magie”. Si riteneva che i sacerdoti avessero poteri soprannaturali, come quello di legare le mani ai nemici intonando speciali formule, o di modificare il corso degli eventi con l’aiuto delle scritture runiche. Come gli sciamani asiatici, avevano la funzione di stabilire un contatto fra uomini e divinità.
Amuleti, incantesimi e pozioni magiche erano forme comuni in questa religione: fra i ritrovamenti sono frequenti i portafortuna a forma di martello, dal martello di Thunor che proteggeva i guerrieri e i contadini, racchiudendo in sé la potenza del tuono.
Le api erano considerate animali magici cui si dovevano comunicare tutte le notizie riguardanti la famiglia. Ogni novità veniva subito sussurrata all’alveare, perché si riteneva che altrimenti le api sarebbero fuggite, senza più fare ritorno.

Da: Celti e Vichinghi di Francesco Recami, Bianca Sferrazzo

Il nome del dio del tuono è naturalmente simile nelle varie tradizioni germaniche: abbiamo Thunar/Thunor per gli anglosassoni, Donner per i germani continentali, Thor nel nord (si potrebbe anche porre una corrispondenza col nome del dio celtico del tuono Taranis).
Tutti questi nomi sono collegati etimologicamente sia alla radice *dhunr "tuono?" che all'indoeuropeo *DR- , "quercia?" (albero sacro al dio tonante)

Da:
http://www.cancellidiasgard.net/

“Noi siamo persone semplici con credenze semplici. Adoriamo il sole, la luna e le stelle per il loro splendore lucente. Crediamo nel fuoco per il suo calore improvviso; e anche nell’acqua e nella terra perché nutrono tutte le cose.” Alzò le spalle con un gesto di noncuranza. “La nostra religione è questa. Dovresti portare a termine facilmente il tuo compito, perché non c’è davvero molto di più da conoscere.”

“Non val la pena di discutere dei nostri dèi. Sono sciocchi, sono come i figli viziati di un re da burletta” disse.

“Lascia che ti racconti una storia sul Tonante” proseguì Wulf ad alta voce, sogguardando il cielo con espressione melodrammatica di scherno. “Ti dimostrerà quanto sia sciocco. Una volta viaggiava nella terra dei giganti, quando arrivò alla dimora del gigante più potente di tutti e bussò alla porta chiedendo ospitalità.”
Questi rispose:
“Ammetto alla mia casa solo coloro che sono campioni di qualche arte. Una persona dappoco come te in che può sperare di sopravanzare i miei guerrieri giganti?”
“Qui nessuno potrà essere più veloce di me nel mangiare”.
“Venne portato un grande tagliere. Thunor si sedette da un lato e un guerriero gigante dall’altro ed entrambi si misero a mangiare il più in fretta possibile. Si incontrarono in mezzo al tagliere e Thunor pensò di essere stato almeno pari al gigante nella rapidità con cui aveva ingerito il cibo. Ma poi vide che mentre lui aveva ingerito gli ossi, il gigante si era mangiato tutto, carne, ossa e tagliere inclusi. Thunor aveva perso la gara.”
“Ma aspetta! C’è di più. Thunor era troppo stupido per farsi scoraggiare da questa sconfitta. Sfidò tutti i giganti a una gara di bevute. I giganti portarono un enorme corno pieno di birra e sfidarono il Tonante a svuotarlo.”

“Thunor bevve tre sorsi immensi, ma non riuscì a svuotare il corno. A quel punto i giganti scoppiarono a ridere e il più forte di loro disse: “Questa buffonata è durata anche troppo; dopo tutto Thunor è un deboluccio, se paragonato a esseri potenti come noi”.”

“Il Tonante era furibondo. Gridò: “Ora mi sono arrabbiato davvero e vi dimostrerò quanto sono forte. Vi sfido tutti a una gara di lotta”. I giganti risero e convocarono nella sala una vecchia donna ricurva, che a fatica si fece avanti per raccogliere la sfida. E sebbene Thunor impiegasse tutta la sua forza, riuscì soltanto a lottare alla pari con la vecchia e alla fine questa lo buttò a terra.”

“Si girò per lasciare la sala, con il capo chino per la vergogna. Ma allora il gigante più potente lo richiamò e gli disse: “Se avessi saputo che eri così potente, non ti avrei mai ammesso alla mia dimora, perché avrei avuto paura di te”.”

“Il gigante rivelò che gli oppositori del Tonante non erano stati in realtà quelli che erano apparsi. In realtà Thunor aveva gareggiato nella rapidità del mangiare con il Fuoco in persona, che può consumare un’intera foresta in una volta sola. E il grande corno da bere era stato collegato con gli oceani e in ognuno dei suoi tre sorsi Thunor era riuscito ad abbassare di qualche pollice il livello dell’acqua.
La vecchia era l’antagonista più temibile del Tonante, perché colei che alla fine lo aveva abbattuto era la Vecchiaia in persona.”

“Ora i giganti sono molto diversi. I giganti sovrastano di molto gli uomini. Sono come querce possenti, radicate al suolo, ma con la testa fra le nubi. In genere sono buoni come agnelli, ma se vengono provocati possono diventare pericolosissimi. Quando s’infiammano d’ira, s’infuriano e divengono minacciosi, sradicano alberi e scagliano macigni e spremono le pietre fino a farne uscire l’acqua. E, quando sono in collera, battono i piedi per terra con tale vigore che le gambe sprofondano nel suolo fino al ginocchio.”

“I giganti sono gli antichi dèi. Il mondo fu creato dai giganti, nel primo inverno. Un potente gigante venne creato dal gelo. E quando venne il fuoco, egli si sciolse. Dall’enorme mole del suo corpo vennero i mondi. Dal suo sangue derivò il mare, dalle ossa le montagne, dai capelli le foreste, dal cranio il gelo. E dalle sue palpebre, che coprivano gli occhi che contemplavano tutto, fu plasmata la Terra di Mezzo, una terra di uomini, stregoni e spiriti. Al centro della Terra di Mezzo, su colline alte come montagne, vivono gli dèi e sotto si agita il mondo degli inferi, terra dei morti e di tutti i loro segreti.”

“Ora i giganti sono stati espulsi, vivono in esilio ai confini della terra, tenuti a bada da un oceano potente che circonda la Terra di Mezzo.”

“Gli spiriti della morte ti hanno riconosciuto” disse convinto. “Se Woden non fosse passato con i suoi cacciatori nel tuo bivacco, allora io non sarei stato, anzi non sarei potuto essere la tua guida. Ho atteso in cima alla collina finché Woden non ti ha segnato.”

“Woden è quello tra i nostri dèi che ha la barba grigia” continuò animatamente. “È il dio dei canti magici, degli incantesimi e delle parole potenti. Per nove notti Woden è rimasto appeso all’Albero del Sapere, scosso dal vento del destino. È stato trafitto dalle lance della Conoscenza, ma non ha sanguinato. È rimasto là appeso senza cibo e senz’acqua; è rimasto là, digiunando, finché non è stato trasportato nelle montagne degli dèi. Là gli sono stati rivelati i segreti dei simboli runici e gli incantesimi che dischiudono i segreti della Terra di Mezzo.
“Per questo Woden doveva segnarti. Solo lui sceglie chi può essere introdotto ai segreti.”

“Brand, quando Woden ti ha segnato, ho capito che potevo guidarti. Ti è stato concesso di accedere agli spiriti.”

“Gli spiriti sono i custodi del nostro sapere. Se vuoi che ti introduca alle nostre divinità, allora posso mostrarti segreti che i tuoi maestri non si sono mai neppure sognati. Ma ti avverto: i segreti degli spiriti non possono essere racchiusi nelle parole che noi ci scambiamo. Tu devi incontrare gli spiriti di persona.”

Da: La via del Wyrd di Brian Bates

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. Ciao Nemesis, anche a te, anche se ti leggo dopo una settimana è pur sempre domenica e buon fuso orario! personalmente non ho sentito per niente la differenza

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