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martedì 18 dicembre 2012

Sorellanza



Sospese a fievoli sussurri portati dal Vento
Siamo le figlie della Sacra Isola dei Meli
Siamo il Canto che proviene da oltre i Veli
Dai profondi abissi osserviamo la Storia
Siamo
la Voce che incanta la Luna e ne conserva memoria,
Siamo della fonte arcaica il richiamo sopito
Siamo l'alito che alimenta il fuoco del Calderone Antico
Custodi della Coppa...
Reggenti della Spada del Mito.
Ammantate di piume lucenti
Abbiamo ali tenere ed evanescenti
Al calar delle Tenebre
Doniamo Notti Incantate
E in luoghi segreti danziam con le Fate
Siamo la Notte di Stelle ammantata
Siamo la Voce che annuncia l'Alba incantata
Siamo il fiore che a Maggio avrai colto
Siamo d'Estate il Sogno per un Buon Raccolto
Siamo in Autunno la foglia che cade leggera
Presenti all'inizio e alla fine di ogni Era
Siamo il ricordo di un sommerso Mito Ancestrale
Sorelle nel Cerchio della Triplice Spirale

(Sussurro portato dal vento da una Sorellanza di Avalon di cui si è persa traccia nel web)

martedì 24 aprile 2012

L'alba di Avalon



Nelle Nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley, Igraine ricorda un tempo in cui lei e Uter, sacerdotessa e sacerdote di Atlantide, assistettero alla costruzione di Stonehenge, nella piana di Salisbury. Naturalmente non si tratta di un’idea nuova: il folclore inglese è costellato di riferimenti a civiltà scomparse, che sono diventate la spiegazione ovvia per tutte le caratteristiche controverse del paesaggio inglese, come lo Zodiaco di Glastonbury o l’ancor più evidente sentiero a spirale attorno al Tor. Da Atlantide a Camelot, è tutto un fiorire di leggende di un’età dell’oro, del sogno fulgido di un regno di pace e armonia, potere e splendore, che fiorisce e prospera, per poi perire tragicamente.
Nelle Nebbie di Avalon, la Bradley ha raccontato la fine del regno di Artù ma, molto tempo prima di scrivere quel libro, aveva raccontato la storia di un regno assai più antico.
Di regola, alla Bradley non importava particolarmente mantenere una coerenza tra i suoi romanzi: il riferimento ad Atlantide nelle Nebbie di Avalon non è altro che il riconoscimento di qualcosa di più personale, il ricordo del suo primo libro, un romanzo cupo e arcano, dall’evocativo titolo di Web of Darkness (“Rete di oscurità”). I segni che caratterizzano questa sua Atlantide privata si riscontrano chiaramente nella magia ultraterrena di Avalon non meno che nei telepati darkovani dei suoi romanzi di fantascienza, e praticamente in tutti i personaggi (e le società) della sua narrativa dotati di poteri.
La prima stesura di Web of Darkness risale agli anni ’50: è una storia di misteri occulti, orgoglio, potere e redenzione e, soprattutto, di amore, ambientata nei templi dell’Antica Terra, madre dei Regni del Mare di Atlantide. Negli anni ’80, quando con l’affermarsi del mercato del fantasy era diventato possibile pubblicare quella storia, la Bradley era impegnata con altri progetti e così chiese al figlio David, che aveva letto la versione originale da bambino, di revisionarla. È stata proprio la conoscenza che David aveva di questo materiale a permettere alla Paxson di scrivere L’alba di Avalon.
Nel 1983, l’anno dopo il grande successo delle Nebbie di Avalon, Web of Light e Web of Darkness vennero pubblicati dalla Donning Press. In seguito, le due storie vennero raccolte in un unico volume e pubblicate dalla Tor  con il titolo di The Fall of Atlantis (tradotte in italiano con il titolo Le luci di Atlantide, Longanesi, 1991). Le vicissitudini dei protagonisti di quel libro portano alla nascita di due bambini che, secondo le profezie, sopravvivranno al cataclisma nel quale Atlantide è destinata a essere distrutta.
Mentre Diana L. Paxson lavora con Marion Zimmer Bradley alla revisione delle Querce di Albion, lei le disse di aver sempre avuto la sensazione che due dei personaggi principali, Eilan e Caillean, fossero la reincarnazione delle due sorelle, Deoris e Domaris, che nelle Luci di Atlantide legano se stesse e i loro figli alla Dea per l’eternità. Ne conclusero che i loro figli, Tiriki e Micail, erano riapparsi in quel libro come Sianna e Gawen. Da quel punto in avanti fu facile seguire la linea delle reincarnazioni attraverso Le nebbie di Avalon, Le querce di Albion, La signora di Avalon e La sacerdotessa di Avalon.
Era chiaro che c’era un collegamento tra Atlantide e Avalon. Com’erano periti i regni del Mare? E come avevano fatto i sopravvissuti al cataclisma a raggiungere le isole brumose del Nord, trovando il magico Tor che un giorno sarebbe stato conosciuto come l’Isola di Avalon? Non c’erano dubbi: un’altra storia attendeva di essere raccontata.

Da: L’alba di Avalon di Diana L. Paxson

lunedì 23 aprile 2012

Il primo Merlino e la prima Morgana



“Quella bandiera non è l’unica cosa che hai ereditato.” Di colpo, Tiriki si rese conto di aver preso una decisione. “Chedan disse che tu eri il suo erede: questo è il suo bastone…” Glielo porse e, dopo un istante di stupore, Micail lo prese. “È strano”, proseguì Tiriki dopo un attimo. “Ti ho detto che il popolo delle paludi mi chiama Morgana, la donna del mare, e chiamavano Chedan ‘Falco del Sole’ e a volte Merlino: sono entrambi nomi del falco comune in questi luoghi.”

L’alta figura di Micail divenne solo una sagoma confusa quando i sarsen risposero alla sua presenza come carboni ravvivati dal vento. Sarebbe riuscito a domarli? Istintivamente, Tiriki alzò le braccia attingendo al potere della terra su cui si trovava e incanalandolo verso Micail attraverso le palme delle mani.
Vide che lui stava cantando. Chetatevi! Gridò il cuore di Tiriki alle pietre. Ritrovate la pace! Ritrovate l’equilibrio, e dormite…
Micail continuava a camminare, appoggiandosi a bastone di Chedan. Ma che fosse per il suo canto o per la preghiera di lei, il bagliore pulsante stava… non diminuendo, ma cambiando… dal rosso dell’ira all’oro opaco, che pian piano scomparve alla vista.
Quando Micail finì, il cielo si stava schiarendo. Tiriki rabbrividì ma il marito, quando le si avvicinò, avvampava del calore del potere usato a fin di bene.
“È fatta”, le disse prendendole le mani e riscaldandole tra le sue. “Ora il cerchio ancorerà le linee di energia, come doveva essere fin dall’inizio, e segnerà la ruota delle stagioni. Verrà un giorno in cui la gente dimenticherà e questo non sarà altro che un anello di pietre antiche. Ma io ricorderò ciò che abbiamo fatto qui e tornerò da te, amore mio. Attraverso la vita e oltre la vita, questo io giuro!”
“Nel nome della Dea, io giuro a te la stessa cosa.” Perché tu sei già tornato a me, amor mio! aggiunse il suo cuore. Tutti e due abbiamo avuto la nostra vittoria!

Da: L’alba di Avalon di Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxson

venerdì 20 aprile 2012

Sulla cima del Tor



Vicino al centro del cerchio di pietre scorse un’area annerita e i resti di un fuoco. Percorse da est a ovest il perimetro del cerchio ed entrò da un punto leggermente più largo sul lato orientale. Fin dal primo passo capì di avere avuto ragione a proposito dell’energia di quel luogo, e più avanzava verso il centro e più forte diventava la sua percezione della forza che emanava dalla terra, tanto che quando giunse al centro del cerchio solo il suo addestramento le permise di restare in piedi.
Chiuse gli occhi e lasciò che i suoi sensi si immergessero nel terreno ancorandola al suolo e percepì il turbinio delle correnti di energia che si irradiavano in ogni direzione, più potenti verso sud-ovest e nord-est. Ma più forte di tutto era la percezione della vitalità che si sprigionava dalla terra sotto di lei, fluendo attraverso il suo corpo finché le sue braccia si alzarono spontaneamente e si tesero verso l’alto, facendo di lei un conduttore vivente tra terra e cielo.
Tiriki aveva pensato di usare quegli istanti per avanzare i suoi diritti su quella nuova terra, e invece si trovò a doversi arrendere.
“Sono qui… sono qui!” esclamò. “Cosa volete che faccia?”
Acuta come il vento, radiosa come il sole, salda come la terra sotto di lei, giunse la risposta.
“Vivi, ama… ridi… e sappi che sei la benvenuta, qui…”
Tiriki spalancò gli occhi esterrefatta, perché quella non era la voce del suo spirito, la udiva con le orecchie. Per un istante pensò furente che qualcuno l’avesse seguita fin lassù dall’accampamento, ma la donna davanti a lei, vestita di luce e tela di ragno, non l’aveva mai vista in vita sua.
Notando le membra snelle e la massa di capelli neri, pensò che si trattasse di un’abitante delle paludi… ma c’era qualcosa nella linea delle guance e della fronte, e ancor più nel modo in cui la luce obliqua giocava attorno alla sua figura, che rivelava senza ombra di dubbio che non si trattava di un essere del mondo mortale.
In un moto di istintiva reverenza, Tiriki chinò il capo.
“È un bel gesto”, disse la donna con un sorriso divertito eppure dolce, “ma io non sono uno dei vostri Dei. Io sono… ciò che sono.”
“Tu sei…” Il cuore le batteva tanto forte che non riusciva a parlare. Nel Tempio chiamavano quegli esseri devas, ma qui le parve più naturale riecheggiare le parole di Taret… “Tu sei una dei Luminosi…?”
Gli strani occhi della donna si allargarono e parve che la sua figura si alzasse un po’ da terra. “Così dicono alcuni”, concesse, senza abbandonare quell’espressione vagamente divertita.
“Ma come debbo chiamarti?” Seguì un breve silenzio e Tiriki sentì un formicolio, come se una mano delicata le avesse sfiorato l’anima.
“Se il nome ha per te tanta importanza, puoi chiamarmi… la Regina.” Si portò una mano ai capelli e Tiriki vide che la fronte della dama era cinta da una coroncina di bianchi boccioli di biancospino. “Sì”, aggiunse con voce ridente, “così sarò sicura che mi rispetterai!”
“Senza dubbio alcuno!” esclamò Tiriki inginocchiandosi; quella donna poteva anche essere uno spirito, ma aveva la statura del popolo delle paludi e le pareva scortese guardarla dall’alto in basso. “Ma cosa devo offrirti?”
“Un’offerta?” La Regina si accigliò e Tiriki avvertì di nuovo il lieve tocco sulla sua anima. “Credi che io sia uno dei vostri… mercanti… da richiedere un compenso per i doni che porto? Tu hai già offerto te stessa a questa terra”, proseguì in tono più dolce, “che altro potrei volere da te? Cosa desideri tu?”
Tiriki sentì di arrossire. “La tua benedizione…” disse portando una mano sul ventre. Di certo la miglior protezione che poteva trovare era il favore di chi aveva potere in quel luogo. “Chiedo la tua benedizione per il mio bambino.”
“Ce l’hai…” fu la risposta, dolce come la fragranza dei fiori. “E ti prometto anche che, finché resterà fedele a questi luoghi sacri, la tua discendenza non si esaurirà mai.”
“A questa collina?”
“Il Tor è solo il sembiante esteriore, come il tuo ventre è il rifugio del tuo bimbo. Col tempo imparerai a conoscere i Misteri che racchiude: la Sorgente Rossa e quella Bianca, e la Grotta di Cristallo.”
Tiriki spalancò gli occhi. “E come imparerò queste cose?”
La Regina inarcò un sopracciglio nero. “Tu hai conosciuto la sapiente; lei ti insegnerà. Tu sei stata una servitrice del sole, ma ora imparerai anche i segreti della luna. Tu… e le tue figlie… e coloro che verranno dopo…”
Sorrise e la luminosità intorno a lei si intensificò, finché Tiriki non vide altro che luce.

Io sono una Guardiana, disse quella parte della sua mente che riusciva ancora a ragionare, devo essere in grado di chiamare qualcuno, anche se il mio corpo è intrappolato qui… La Signora! La Regina! Lei mi ha dato la sua benedizione! Ma quando fece appello alle proprie forze per lanciare il richiamo, un’altra fitta le fece perdere la concentrazione, costringendola a tornare nel proprio corpo.
Alla fine non poté fare altro che approfittare dei momenti tra una contrazione e l’altra per continuare a trascinarsi penosamente giù dalla collina.

“Alzati.”
La consapevolezza animale del dolore nella quale si era ritirata la mente di Tiriki udì il comando senza comprenderlo. In stato di semincoscienza, aveva continuato a strisciare. Ora piccole mani le avevano afferrato le braccia con forza sorprendente e la stavano mettendo in piedi.
“Ecco fatto… puoi camminare. Ti mostrerò la strada.”
“Chi sei?” gemette Tiriki, mentre una calda ondata di energia fluiva nel suo corpo attraverso quelle mani piccole e forti.
“Concentrati sui tuoi piedi!” fu la secca risposta, ma Tiriki si fermò scossa da un’altra contrazione.
“Bene”, disse il soccorritore. “Adesso respira dentro il dolore.” Era una voce di donna e, dalla dimensione delle mani, probabilmente si trattava di una delle abitanti della palude.
Forse, pensò Tiriki confusa, qualcuno che era salito fino al Tor per assistere all’accensione del fuoco del Solstizio… Non aveva idea di dove stessero andando in quella desolazione di rami che sferzavano l’aria e di pioggia battente, né da quanto tempo si trovassero in mezzo alla foresta. Ma poi la sua misteriosa compagna la condusse in una radura al di là degli alberi. Tiriki sentì il terreno pianeggiante sotto i piedi e odore di fumo di legna e percepì, più che vedere, la sagoma di un’abitazione.
Allora la sua guida chiamò, una serie di note liquide che sembravano il trillo di un uccello ma erano in realtà parole.
Una tenda di pelle si aprì e comparve una luce tremolante. Le mani della sconosciuta la lasciarono andare e Tiriki cadde tra le braccia di Taret.

“Grazie”, disse a Taret, “e devi portare i miei ringraziamenti alla donna che mi ha condotta qui. Senza il suo aiuto sarei morta. Sei stata tu, Liala? O magari Metia? O…”
“Cosa?” Liala aggrottò la fronte confusa. “Io ho fatto ben poco. È stata Damisa che ha cominciato a preoccuparsi quando non ti sei unita a noi alla festa e non riuscivamo a trovarti.  Così sono venuta da Taret, sperando che lei potesse aiutarci. Ero appena arrivata quando abbiamo sentito le tue grida e ti abbiamo fatta entrare… ma credevo che fossi arrivata da sola!”
Il sorriso di Taret era una smorfia compiaciuta. “La Regina degli Splendenti, ecco chi era”, disse orgogliosa. “Lei si prende cura dei suoi.”

Da: L’alba di Avalon di Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxson

lunedì 24 ottobre 2011

Avalon e le Antiche Armonie


E venne il tempo delle Nebbie,
di rami che si chiudevano innanzi a volti di pietra,
di fitta foschia che andava a celare la Terra dei Meli.
Il sonno cadde, silenzioso, maestoso e pesante
sulle menti luminose che per secoli guidarono
le terre del Nord e del Drago.
Gli arcolai smisero di girare,
i fusi caddero inerti sui giunchi ormai secchi.
Le polvere ricoprì le giare, i vasi,
le spade e gli scudi.
Le falci non tagliarono più il grano,

i meli carichi rimasero ricchi del loro parto.
L’erba crebbe e ciò che Fu immensa beltà
divenne Rovina d’Incanto.
Edere verdi e profumate intrecciarono i capelli dei dormienti,
i cigni quieti vegliarono i Secoli.
Cadde dunque nella calda oscurità dell’oblio
L’Era della Magia, dei Druidi, delle Sacerdotesse.
I Re riposero le Spade nelle Pietre
E le gettarono infine nelle Acque.
E attesero le corone dal Cielo e non più dalla Terra.
La Pietra riposò serena,
l’Acciaio continuò a gridare,
gli scudi si spezzarono e
i Popoli dimenticarono la Madre.
E l’Isola dei Dormienti rimase celata dalle Nebbie.
Avalon d’Incanto e magia,
Isola profumata di Brina e di meli,
Isola da cantare innanzi ai fuochi:
una favola, un sogno,
qualcosa per le allegre menti dei bambini.
Ma l’Isola dormiva e aspettava…

E uno dopo l’altro i dormienti si ridestarono.
E il Lupo riprese la corsa nella Foresta,
il Cigno Sacro di Luce e Argento solcò acqua e Nebbia,
il nero Corvo sfigurò il cielo,
il Cervo annusò l’aria ed iniziò l’Ultima corsa,
il Cinghiale abbandonò la tana stantia,
i Cani guairono nelle deserte sale dell’Annwn…
Avalon si ridesta,
chiama le sue Figlie,
i suoi Guerrieri, i Saggi.
Un velo di Nebbia si scioglie,
un Raggio fresco si specchia nel Pozzo,
brilla limpido sugl’argentei tronchi delle Betulle.
Avalon è la Terra dove i Cigni Cantano,
meta e viaggio.
Viandanti ridestate i cuori e danzate attorno ai fuochi,
onorate il Grano e la Pioggia,
seguite la strada
per l’Isola dei Meli senza timore o incertezza…
L’Era del Sonno è scaduta.
E venne il tempo delle Nebbie...
e quel tempo finì...


http://mabonfairy.splinder.com/post/4758754/lera-del-sonno

Le Nebbie sono la materializzazione
della nostra Interna Perdita.
Esse svaniscono innanzi al Viandante
che ricorda l’Antica lezione:
Avalon è madre.
Non è Terra di conquista, non è dominabile,
definibile, limitata.
Non è un trono, né oggetto di fanciullesche contese.
È Madre. È casa. È maestra. È spirito.
È gioia, Armonia soave e fresca.


http://mabonfairy.splinder.com/post/4801882/nella-nebbiasotto-il-melo-dargento

Oltre alle nebbie secolari della storia incontreremo anche le nostre nebbie personali. Per me esse erano calate su un sogno in cui credevo e che ho visto svanire da un giorno all’altro, come era già successo purtroppo altre innumerevoli volte. L’esistenza terrena è Illusione continua, ma chi ha veramente Fede in Avalon non si arresta mai e continua il suo cammino anche come Viandante Solitario. Voi che mi parlate di nebbie e di ghiaccio e nascondete lame tra ali di cigno ora siete invisibili, ma un vento gelido mi sussurra ancora di voi, di mondi incantati e di storie arcane. Nella trasparenza dell’aria tersa respiro libertà, respiro candide piume, respiro odore di spade che volano. La porta si è chiusa tra i nostri mondi, ma Avalon rimane intatta, ovattata nella dolce nebbia amica.
 Le Antiche Armonie rappresentano un equilibrio in cui vita e morte, passato e futuro, reale e immaginario cessano di essere percepiti contraddittoriamente. Sono nella radura sacra in mezzo alle foreste dove Merlino, l’incantatore-profeta, nell’estasi dell’istante eterno, canta per noi.
Per quanto possa essere incantevole pensare ad Avalon come all'Isola celata dalle Nebbie, dobbiamo in primo luogo comprendere
cosa in effetti siano le Nebbie, e distinguere l'Avalon che forse un tempo fisicamente esisteva come scuola druidica, da ciò che animava quel luogo. Quello stesso sentimento che ispirava gli antichi sapienti e che ispira i Viandanti di oggi è Avalon. E se è questo il luogo che scegliamo come nostra destinazione, allora un giorno ci arriveremo, quando noi stesse saremo in Armonia. Avalon, infatti, è un luogo dell'anima che si esprime a volte nella terra stessa. Ecco quindi il perché della magia di Glastonbury: in certi luoghi tale armonia sgorga dalla terra e permea l'aria stessa, nutrita dai pensieri dei Viandanti. Ma Avalon è prima di tutto Armonia, e le porte per accedervi sono ovunque.
Le Antiche Armonie sono le Regole che scandiscono l'esistenza della Creazione, utili per vivere in modo più naturale, fluido e consapevole la propria vita, in accordo con tali leggi non scritte eppure trattenute sin dal principio da ogni forma naturale della Terra manifesta e spirituale. Esse potrebbero essere la parola amorosa delle Antiche Madri, delle Antenate e delle Donne e Uomini che furono suoi consapevoli figli. Sono ciò che gli Antichi seguivano e rispettavano per vivere in Armonia con il Tutto.
Tutto ciò che è artificiale, costruito, finto, ragionato, calcolato, tutto ciò che lega e separa non fa parte delle Antiche Armonie.
Ciò che unisce e libera sono le Antiche Armonie.
Vivere secondo queste leggi non scritte, e dunque nemmeno definibili ma intuibili, è vivere secondo le Antiche Armonie. Gli Antichi vivevano secondo le Antiche Armonie ed intuivano nei segni e negli eventi le risposte che riguardavano ciò che stavano vivendo.
L'ambiente in cui vivevano era sacro, dato che sacra era la Natura in ogni suo aspetto: una Natura primigenia, incontaminata, selvaggia, nella quale gli uomini non avevano ancora iniziato ad operare quegli interventi profananti che l'avrebbero portata a diventare quale è oggi.
Vivendo in un ambiente sacro ed incontaminato probabilmente le Antiche Donne primordiali vivevano secondo leggi di naturalità e di spontaneità, così come fanno ancora gli animali liberi e selvaggi che non hanno contatti con gli uomini.
La distinzione fra se stesse e ciò che le circondava era pressoché inesistente, nel senso che era forse per loro del tutto naturale sentirsi parte di una dimensione spontanea, governata da leggi non umane e priva di quelle regole che le seguenti civilizzazioni avrebbero imposto in modo sempre più massiccio e limitante.
Le leggi di quei tempi antichissimi erano le leggi della Grande Madre, ovvero quelle dei cicli della Natura, del susseguirsi delle stagioni, del susseguirsi del giorno alla notte, della nascita alla morte, in un cerchio immutabile che non aveva né inizio né fine. Non esisteva la storia, né la storia di nazioni o di genti, né probabilmente la storia personale.
Gli accadimenti positivi o negativi erano considerati alla stregua degli avvenimenti naturali quali la siccità, le tempeste, il vento, la calura, le belle stagioni, il clima temperato e la fioritura della primavera; in modo analogo venivano sentiti i piaceri e i dispiaceri personali, come lo stare bene o male, l'essere lieti o tristi, procurarsi ed assumere il cibo, riposarsi, correre, incantarsi per il continuo spettacolo della natura selvaggia, fare l'amore, scherzare, ridere, dormire, morire.
L'io personale ed individuale era molto ridotto, se non inesistente, e conseguentemente era molto più facile sentire il senso della coralità con gli uomini, gli animali e le piante e la sintonia con l'ambiente circostante.

Ed era probabilmente anche facile, se non assolutamente normale, avere delle estasi ed essere aperte verso l'alto fino a sentirsi parte di una manifestazione divina, generatrice di armonia, di bellezza e di libertà quale era appunto la Grande Madre.
Quest
o naturale modo d'essere e questa spontanea religiosità caratterizzarono, secondo diversi autori, quel periodo che è stato definito Era dell'Argento ed Era delle Madri.
Probabilmente la Donna Arcaica non credeva nella Grande Madre, ma più semplicemente la conosceva, per il motivo che lei era una sua parte come tutto ciò che la circondava.
La Dea era percepibile e tangibile in primo luogo in se stessa, nel proprio corpo ed in particolare nella propria intima femminilità e poi in tutte le altre donne, negli animali, negli alberi, nei fenomeni della natura…

È facilmente intuibile che anche la religione, che tali ipotetiche donne arcaiche praticavano, era di una semplicità e di una naturalità assoluta.
Amare la natura era un atto religioso, fare all'amore era un atto religioso, partorire era un atto religioso così come lo era accudire i propri figli, amare i propri uomini, curare il proprio corpo, che era un'immagine della Dea, ed amare la Dea nelle altre donne che erano a loro volta una Sua immagine.

La Terra era sapiente maestra di saggezze che mostrava in ogni istante a chi avesse saputo osservarla con gli occhi dell’anima. Le donne rispecchiavano la bellezza immortale, erano portatrici della sua luce e conoscenza ultraterrena e ne emanavano tutte le sacre e magiche energie sottili.
Come la Natura, erano creature intoccabili da dita profane.
La loro sacralità rifulgeva di luce propria e nasceva dalla loro perenne vicinanza e contatto con le dimensioni spirituali, ove la Madre era presente in tutta la sua libera magnificenza.

In un tempo senza tempo,
In un luogo che non è luogo,
Io scrivo.
Di un grande Re, Slaine Mac Roth,
Che regnò su un impero che non era un impero,
In un passato che non era il passato,
O il futuro,
Ma l’eternità.
Perché le leggende sono eterne

Pat Mills, Slaine: Il Dio Cornuto

Possa il vostro cammino essere illuminato dagli Angeli
ed il cuore essere abitato da flussi d’amore costanti.

Possa la gioia scandire il vostro tempo ed ispirare ogni azione.

Lasciate che la vostra anima respiri in sintonia con il nucleo di vita della Madre Terra
E s’immerga nell’onda vivificante e rigenerante della Sorgente.

Siate un portale di fede per tutti i vostri sogni.

Mantenete alto e costante il vostro livello di energia,
onde impedire alla negatività di attecchire nelle vostre vite.

Eliminate con coraggio tutto ciò che non vi appartiene più,
tutto ciò che offende la vostra vera natura.


Siate leggeri ed armoniosi.

Amate.

Amate e lasciatevi amare.

The Guardian


Da: Delle antiche danze femminili di Irina Naceo

http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=171

sabato 30 aprile 2011

Dall'Isola dei Preti ad Avalon




“C’è qualcuno che piange”, disse Lancillotto e si alzò in fretta. “Là… sembra una bambina sperduta…”
Morgana si affrettò a seguirlo. Era possibile che una delle sacerdotesse più giovani si fosse smarrita, anche se non avrebbe dovuto allontanarsi troppo dalla Casa delle Vergini.
Quel pianto ora svaniva ora ritornava distinto. La nebbia incominciava a salire fitta dal Lago e Morgana non capiva se fosse dovuta all’umidità e all’appressarsi del tramonto, oppure se si trattava del velo che cingeva il reame magico.
“Là”, esclamò Lancillotto, avventurandosi nella nebbia, e Morgana scorse, tra l’ombra e la realtà, la figura di una ragazza che piangeva, immersa nell’acqua fino alle caviglie.
Sì, pensò, c’è veramente, e non è una sacerdotessa. Era giovanissima e straordinariamente graziosa, tutta bianca e oro, con la carnagione d’avorio sfumata di corallo, gli occhi celesti, i lunghi capelli biondi e splendenti. Portava un abito bianco che cercava invano di riparare dall’acqua, e il pianto non poteva alterare la sua grazia.
“Cos’è accaduto, piccola?” chiese Morgana. “Ti sei persa?”
La ragazza li guardò. “Chi siete? Non credevo che qualcuno potesse sentirmi. Ho chiamato le monache, ma non mi hanno risposto, e poi la terra s’è mossa e mi sono trovata all’improvviso in acqua, tra le canne, e ho avuto paura… Dove siamo? Non ho mai visto questo posto, eppure sono al monastero da quasi un anno…” E si segnò.
Morgana comprese com’era accaduto. Il velo s’era assottigliato, come avveniva talvolta, e la ragazza era abbastanza sensitiva da accorgersene. In certi casi, qualcuno poteva avere una visione momentanea dell’altro mondo: ma il passaggio dall’uno all’altro era raro.

Da: Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley

lunedì 25 aprile 2011

La separazione da Avalon


“Ecco la ragione della nostra visita”, ribatté Merlino.  “Come i druidi sanno, è la fede dell’umanità a plasmare il mondo e la realtà. Molto tempo fa, quando i seguaci di Cristo giunsero sulla nostra isola, compresi che era un momento decisivo.”
Morgause lo guardò sbalordita. “Sei così vecchio, Venerabile?”
Merlino le sorrise. “Non in questo corpo. Ma ho letto molto nel grande palazzo che non appartiene a questo mondo, dove stanno le Cronache di Tutte le Cose. E vivevo allora. I Signori di questo mondo mi hanno permesso di ritornare, in un altro corpo.”
“Il Venerabile Padre intende dire”, spiegò Viviana, “che viveva quando vennero qui i cristiani e che ottenne di reincarnarsi subito per proseguire la sua opera. Sono Misteri, e non è necessario che tu capisca, Morgause. Continua, Padre.”
“Sapevo che era uno di quei momenti in cui cambia la storia dell’umanità”, disse Merlino. “I cristiani cercano di cancellare ogni sapere che non sia il loro. Hanno proclamato eresia il credere che gli uomini vivano più d’una vita…”
“Ma se gli uomini non credono in più d’una vita”, protestò Igraine, sconvolta, “come sfuggiranno alla disperazione?”
“Non so”, disse Merlino. “Forse i cristiani vogliono che gli uomini disperino del destino perché si prosternino davanti al Cristo che li condurrà in paradiso.  Ma, qualunque cosa credano, le loro convinzioni stanno alterando il mondo, non soltanto nello spirito ma anche sul piano materiale. Negano il mondo dello spirito e i regni di Avalon, e per loro cessano di esistere. Esistono tuttora, naturalmente; ma non nello stesso mondo dei seguaci di Cristo. Avalon, l’Isola Sacra, non è più la stessa Glastonbury dove noi della Vecchia Fede permettemmo ai monaci di costruire la cappella e il monastero. Perché il nostro sapere e il loro sapere… Guarda, Igraine.” Si tolse la collana d’oro e sguainò il pugnale. “Posso mettere questo bronzo e quest’oro nello stesso luogo simultaneamente?”
Igraine batté le palpebre, senza capire. “No, certo. Possono stare vicini, ma non nello stesso luogo.”
“È quel che avviene per l’Isola Sacra”, disse Merlino. “Quattrocento anni fa, prima che venissero i Romani, i preti giurarono che non sarebbero mai insorti contro di noi, perché eravamo qui prima di loro, ed essi erano supplici e deboli. Devo ammettere che hanno mantenuto la promessa. Ma nelle preghiere non hanno mai smesso di lottare contro di noi per il loro Dio e per scacciare i nostri Dei. Nel nostro mondo, Igraine, vi è spazio per molti Dei e molte Dee. Ma nell’universo dei cristiani non c’è posto per il nostro sapere: vi è un Dio solo, e non vi sono mai stati altri Dei se non falsi idoli, opera del loro diavolo. Ecco ciò che credono: e il mondo diviene ciò che credono gli uomini. Perciò i mondi che un tempo erano una cosa sola si stanno separando.
“Ora vi sono due Britannie, Igraine: il loro mondo, dominato da un unico Dio e da Cristo; e accanto a esso il mondo dove regna anche la Gran Madre e dove il Vecchio Popolo vive e adora. È già accaduto in passato. Vi fu un tempo in cui gli esseri fatali, gli Splendenti, si ritirarono dal nostro mondo per addentrarsi nelle nebbie; e solo ogni tanto, ora, un viandante può passare una notte nelle colline degli elfi mentre il tempo trascorre senza di lui, e dopo quell’unica notte, quando ne esce, scopre che sono trascorse decine di anni. Ora tutto ciò si sta ripetendo. Il nostro mondo, governato dalla Dea e dal suo Consorte, viene allontanato dal corso principale del tempo. Già ora, se un viaggiatore parte senza guida per l’Isola di Avalon, se non conosce bene la via, giunge invece all’Isola dei Preti. Per la maggioranza degli uomini, ora il nostro mondo è perduto tra le nebbie del Mare dell’Estate, sempre più lontano.  Perciò abbiamo impiegato tanto tempo per giungere fin qui. I mondi si toccano ancora; ma si stanno separando e, se questo non avrà fine, un giorno si staccheranno e nessuno potrà andare e venire…”

Da: Le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley


Le porte tra i mondi


PARLA MORGANA: Il mondo è mutato. Un tempo, un viaggiatore, se aveva la volontà e conosceva qualche segreto, poteva avventurarsi con la barca nel Mare dell’Estate e giungere non già a Glastonbury dei monaci, ma all’Isola Sacra di Avalon; allora le porte tra i mondi fluttuavano con la nebbia e si aprivano al volere del viaggiatore. Perché questo è il grande segreto, noto a tutti gli uomini colti del nostro tempo: con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.
Ora i preti, pensando che questo usurpi la potenza del loro Dio, hanno chiuso le porte (che non furono mai porte se non nelle menti degli uomini) e il percorso conduce soltanto alla loro Isola. E affermano che quel mondo, se esiste, è il dominio di Satana, la porta dell’Inferno

Da: Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley

martedì 8 marzo 2011

Parla la Dama del Lago



Una Fanciulla Fatata, Tessitrice di Incanti sulla Tela dei Viandanti, Conoscitrice della Bellezza inimmaginabile dei Mondi, mi ha sussurrato nel vento un messaggio della Madre di noi tutte, la Signora dell’Isola Sacra:

Il mio nome riposa, immobile, nelle profondità del lago.
Lo lasciai scivolare verso i preziosi fondali, abbandonando, con esso, le memorie del tempo trascorso.
Sciolti i lunghi capelli, scrutai la superficie acquorea e scoprii l’immagine di un volto che più non possedeva sguardo di donna.
La dolce trappola umana era svanita dagli occhi. Al suo posto, un bagliore smeraldino illuminava debolmente lo specchio d’acqua.

Carezzai il mio amato lago ed esso fu la mia Dimora.
Nell’approssimarsi dell’alba mi donai al suo Spirito
trascinando con me la lunga veste bianca,
discendendo verso i reami lontani…

Nella quiete della sera, la luna chiama ancora la mia Anima ad emergere…

Porgete l’orecchio alle acque…
vi recheranno
le dolci eco
del mio Canto eterno.

(Sussurrato nel vento da Violet)

domenica 6 febbraio 2011

Il sacro spino di Glastonbury


Alcuni produttori di Hollywood stanno per realizzare un film sulla leggenda di Glastonbury, che ha a protagonisti Giuseppe d’Arimatea e il biancospino sacro.
Il budget per il film ambientato a Glastonbury ammonta a 50 milioni di sterline: l’uscita di “Isle of Light” è prevista per il 2012 e il film è stato scritto e prodotto da Daniel McNicoll con la Galatia Films. 
A dicembre il biancospino sulla Wearyall Hill era stato tranciato da alcuni vandali, ma si sta lavorando per farlo ricrescere. La leggenda narra che Giuseppe piantò il bastone di Gesù nel terreno della collina 2000 anni fa, da cui nacque un albero. Il biancospino, che sarebbe germogliato a partire da una talea di quest’albero, è uno dei numerosi biancospini sacri piantati nella zona di Glastonbury. Daniel McNicoll ha dichiarato: “Questa è una storia britannica, perciò ritengo giusto che si ambienti in territorio inglese. “Il nostro obbiettivo è ricreare le atmosfere dell’antica Glastonbury girando le scene in luoghi come l’Isola di Man, l’Irlanda, il Galles e il Somerset. “Ovviamente la topografia attuale è molto diversa da quella di 2000 anni fa e dovremo ricorrere a effetti digitali per rimuovere alcune costruzioni moderne, creando un luogo davvero molto diverso”. Il produttore del film si è detto a conoscenza dell’atto di vandalismo che ha avuto come protagonista il biancospino sacro e lo ha definito “un pugno nello stomaco”, ma è sicuro che l’albero tornerà a crescere. La polizia di Avon e Somerset intanto sta continuando le indagini e il consiglio comunale ha istituito una ricompensa di 200 sterline in cambio di maggiori informazioni.


sabato 1 gennaio 2011

La Dama del Lago



La musica di questo video è The Lady of the Lake di David & Diane Arkenstone con delle citazioni da La voce dell’antica Madre di Ada D’Ariès. La Dama del Lago è stata spesso identificata con Viviana/Nimue ma le sue caratteristiche la fanno ricondurre alla stessa Modron, la Dea Madre per gli antichi Gallesi, o anche allo Spirito delle Acque, alla Regina delle Fate che dimorano in fondo al lago, alla Madre adottiva e alla Maestra di Vita di cavalieri ed eroi iniziati quali Artù e Lancillotto, alla Guardiana delle Antiche Armonie e Conservatrice della loro memoria, alla Filatrice dei Destini…
Direi senz’altro che la Dama del Lago e Viviana/Nimue sono due Dee-fate completamente diverse con natura e compiti molto differenti.
La musica e le citazioni di questo video rappresentano per me quanto c’è di più vicino all’essenza della Dama del Lago