lunedì 7 novembre 2011

Il mondo antico reinventato


In un’epoca paragonabile a quella alto medievale, l’Europa non ha mai conosciuto l’egemonia romana, ed ora è suddivisa in tre grandi potenze: la Federazione delle Libere Nazioni, la Repubblica Romana e l’Impero Ellenico.
La Federazione delle Libere Nazioni è l’erede della sorprendente alleanza tra Celti e Veneti, a cui più tardi si sono aggiunti i Germani e, qualche secolo dopo, i Norreni, che è riuscita a contenere l’espansione dell’ambizione romana verso nord; data l’indole fortemente individualistica delle popolazioni celtiche, la forma di governo è estremamente liberale: ogni tribù, o teuta, o gruppo di tribù affini si amministra da sé all’interno del proprio territorio, mentre l’autorità centrale si occupa della difesa da nemici esterni, regola il commercio fra la moltitudine di Stati che compone la Federazione, e dirime eventuali dispute tra gli Stati stessi. I territori della Federazione si estendono dalla penisola iberica al Mar Baltico e, lungo il fiume Vistola, fino al Sava ed ai Monti Sarmatici (Monti Carpazi) – che ne segnano il confine a meridione con l’Impero Ellenico ed a oriente con le sconfinate pianure sarmatiche – e comprende anche l’arcipelago di Prydein (Britannia, gallese antico), l’Islanda e la Scandinavia, mentre a meridione giunge fino alla catena degli Appennini Settentrionali e il Monte Conero. La capitale della Federazione è Belgica, fondata appositamente nell’omonima regione a nord della Celtica (Francia) perché situata quasi nel perfetto centro geografico dei suoi territori; nelle varie regioni si parlano molti idiomi diversi, ma la lingua franca è il veneto, poiché i Veneti, grandi mercanti e viaggiatori, sono stanziati in molti territori della Federazione: oltre al Veneto, essi abitano la Vandea nella Celtica nord-occidentale, la Vindelicia (odierna Svevia in Germania) a nordest del Lago Veneto (Lago di Costanza), la Venedozia nel settentrione del Galles, la Vendia nelle pianure a meridione del Mar Baltico; ci sono enclavi venetiche perfino nell’Impero Ellenico e nella Repubblica Romana: nel primo, l’Enezia, chiamata anche Paflagonia, situata sulle sponde sud-occidentali del Ponto Eusino (Mar Nero, dal greco Pontos Euxeinos, ovvero Mare Ospitale), nel nord dell’Anatolia; nel secondo, la Venetulana, nel centro dell’Italia.
La Repubblica Romana è una potenza prevalentemente marinara: comprende infatti l’intera penisola italica, dov’è ubicata la capitale, Roma; le grandi isole di Corsica, Sardegna e Sicilia; l’arcipelago di Malta e le isole Baleari; e tutti i territori dell’Africa settentrionale dalla catena dell’Alto Atlante alla Cirenaica (Libia), dove hanno fatto fiorire il deserto con immense e geniali opere idrauliche quali acquedotti lunghi migliaia di chilometri, fitte reti di canali d’irrigazione ed enormi serbatoi sotterranei, ciò che ha consentito loro di conquistare vastissime regioni all’agricoltura e di diventare in tal modo una grande potenza economica, nonostante l’inferiore estensione territoriale rispetto alla Federazione delle Libere Nazioni ed all’Impero Ellenico. La forma di governo, come dice il suo nome, è la repubblica, la cui amministrazione, assai complessa, è fondamentalmente affidata a tre organi: il Senato per il potere esecutivo, l’Assemblea per quello legislativo, e la Pretura per quello giudiziario. La lingua parlata ovunque è il latino, dato che i Latini sono il popolo che domina il Mediterraneo, mare su cui si affacciano tutti i territori della Repubblica.
L’Impero Ellenico consiste nelle regioni conquistate dal grande condottiero Alessandro, a cui si sono aggiunte alcune altre; gli Alessandriti, discendenti del semileggendario fondatore dell’impero, uomini e donne spesso altrettanto carismatici, ancora siedono sul trono di Babilonia (Al Hillah, in Iraq), la spettacolare capitale famosa per i suoi giardini pensili, il cui governo si estende dalla Dalmazia e dalla Valacchia nella penisola balcanica verso est fino al fiume Indo, passando per Mesopotamia, Persia, Bactria (territorio tra Hindu Kush e Pamir, comprendente nord Afghanistan, sud Tajikistan e sud Uzbekistan) fino in Aracosia (territorio tra Iran e Afghanistan) e Gedrosia (tra l’Indo e l’Iran), e verso meridione fino all’Egitto attraverso lo stretto corridoio siriano. Grazie alla politica matrimoniale volta all’integrazione e all’unificazione, promossa da Alessandro Magno e continuata dai suoi discendenti, l’Impero è culturalmente e politicamente molto compatto, pur conservando e rispettando le innumerevoli tradizioni locali dei tanti popoli che comprende. La forma di governo è la monarchia assoluta; il Consiglio che affianca l’Imperatore o l’Imperatrice ha funzioni puramente consultive ed esecutive. La lingua comune è il greco, a suo tempo preferito al macedone perché più diffuso fin dall’epoca della fondazione dell’impero.
L’immensa regione che si estende dal Mar Baltico, la Vistola e i monti Sarmatici ad est e i monti Urali ad ovest, delimitata a nord dal gelido Mare di Ghiaccio e a sud dal Ponto Eusino, dalle montagne del Caucaso e dall’Oceano Ircano (Mar Caspio, dal greco Okeanos Hyrcanos, ovvero mare dell’Ircania), è abitata da centinaia di tribù di popoli barbari in costante guerra tra loro, collettivamente denominati Sarmati, ma in realtà formati da innumerevoli etnie diverse. Troppo occupati a combattersi tra loro, i Sarmati non hanno mai costituito una minaccia né per la Federazione delle Libere Nazioni a  occidente, né per l’Impero Ellenico a meridione, né tantomeno per la Repubblica Romana, la quale non confina con i loro territori. Oltre agli Urali, nessuno sa cosa ci sia.
Nella direzione opposta, a occidente, l’Oceano (Atlantico) costituisce con le sue acque tempestose una barriera tuttora inviolabile.
Ai limiti meridionali della Repubblica Romana e dell’Impero Ellenico si trova un’immensa distesa di sabbie e rocce infuocate, del tutto disabitata, finora mai attraversata, oppure, se qualcuno l’ha fatto, non è mai tornato a raccontare cos’abbia trovato più in là; mentre l’espansione ellenica verso sud-est si è infranta contro l’invalicabile muraglia della catena montuosa più alta mai vista da occhi umani e contro le aggressive e ferocissime popolazioni guerriere che all’epoca abitavano i territori oltre l’Indo, da esso chiamate Indiane, le quali avevano a disposizione terrificanti quadrupedi dalla mole immensa, chiamati elefanti, assolutamente irresistibili in battaglia, come ben avrebbe dimostrato più tardi anche Annibale. Ora queste popolazioni hanno placato la loro bellicosità e stretto accordi commerciali con l’Impero Ellenico, il quale in tal modo detiene l’esclusiva del commercio della seta e delle spezie.
Per finire, a settentrione tanto le terre della Federazione delle Libere Nazioni che quelle dei Sarmati finiscono nel Mare di Ghiaccio (Mar di Barents).
I rapporti politici fra le tre grandi potenze che si suddividono Europa e Asia Minore sono abbastanza cordiali, dato che ciascuna di esse ha sfere d’influenza e risorse economiche diverse; il commercio è assai vivace, e merci d’ogni genere viaggiano per terra e per mare anche per migliaia di chilometri, come ad esempio legnami pregiati, seta e spezie dall’oriente attraverso l’Impero Ellenico, vino, olio, sale e grano dalla Repubblica Romana; ambra, salgemma, piombo, ferro, rame, oro, argento della Federazione delle Libere Nazioni.
Innumerevoli sono i nomi con cui gli esseri umani onorano il Principio Divino, consci che, qualsiasi sia l’aspetto che di esso hanno scelto di venerare, maschile o femminile, luminoso od oscuro, questo in realtà è uno solo, ma che per la nostra limitatezza umana mai potremo vedere nella sua interezza. E poco conta che un nume venga chiamato con appellativi differenti in luoghi differenti: si tratta dello stesso nume, ed è una parte del Principio Divino.
Tuttavia, ci sono alcune divinità che sono più venerate di altre, e tra esse forse la più importante  è Reitia, la Grande Madre, dea dei Veneti; l’origine del Suo culto si perde nella notte dei tempi ed è diffuso ovunque i Veneti si sono stanziati. La fama di Reitia ha travalicato confini etnici e geografici soprattutto per merito delle Sue sacerdotesse itineranti; esse hanno due specializzazioni: sono delle formidabile guerriere oppure delle eccezionali guaritrici, ed offrono la propria assistenza a chiunque ne abbia bisogno, re o contadini, ricchi o miserabili, in cambio di nulla più di ciò che ciascuno può dare. Il loro intento è quello di portare compassione, giustizia ed equità nel mondo, e godono di una reputazione altissima, tanto che i loro ausili, così come i consigli, sono molto ricercati a ogni livello sociale, dal capo di stato al più umile dei pastori, dall’alto magistrato alla semplice massaia. I druidi celti, gli sciamani norreni, i sacerdoti romani, i gerofanti greci, i prelati egizi, finanche i bramini indiani le tengono in grandissima considerazione, sebbene non esistano templi immensi dedicati alla loro divinità ad impressionare le folle, perché si afferma che Reitia, in quanto Madre del mondo e quindi della natura, apprezzi sopra ogni cosa i luoghi aperti. Stimate e rispettate praticamente ovunque, tanto nella Federazione delle Libere Nazioni che nella Repubblica Romana e nell’Impero Ellenico, le Sacerdotesse di Reitia sono anche temute, perché chi fa loro un torto, invariabilmente subisce pesanti punizioni. Donde queste punizioni arrivino, se direttamente dalla loro Dea o dalla stessa sacerdotessa o dalle sue compagne, molto spesso è un mistero. C’è chi dice che in molte di esse scorra il sangue delle Anguane, creature fatate che popolano soprattutto i luoghi legati all’acqua, e sono conosciute in tutto il mondo con mille nomi diversi. Di certo, le Anguane abitano le profondità del lago chiamato Specchio di Reitia, al centro del quale, su un’isola verdeggiante, sorge la Casa Capitolare dell’Ordine di Reitia. Questo lago è situato tra le città di Vicesa, Patavia ed Atese, nel territorio chiamato Veneto, il quale è considerato la patria dei Veneti anche se non è il loro luogo d’origine – diversi territori si contendono tale onore, ma la verità si è perduta nelle brume del Tempo – ubicato nella grande pianura generata dal fiume Pado, che discende dalle alte vette delle Alpi per sfociare con un grande delta, alcune centinaia di chilometri dopo, in quella parte del Mediterraneo chiamata Mar Adriatico

Da: Sul sentiero di Reitia di Mariangela Mariga

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